Punti chiave
- Iran: allarme Emirati Arabi per "pericolosa escalation"
- Iran, Teheran smentisce Trump: Kharg non è stata attaccata
- Rappresaglia Iran su basi Usa in Giordania e EAU
- Iran: esercito giordano, difesa aerea intercetta 8 missili
- Iran: Teheran rivendica attacchi contro basi Usa in Giordania
- Iran: media, missili verso Aqaba e obiettivi Usa in Giordania
- I pasdaran, gli Usa hanno commesso un fatale errore strategico
- Iran, petroliera centrata da un proiettile a Hormuz
- Attacco Usa all'isola di Larak, guerra ricominciata
Gli Emirati Arabi Uniti hanno condannato un attacco di droni iraniani intercettato sulle loro acque territoriali, definendolo una “pericolosa escalation” dopo settimane di relativa calma. Si tratta del primo attacco iraniano contro il territorio degli Emirati da maggio, sebbene il Paese del Golfo abbia segnalato raid contro le sue navi questo mese. Il ministero degli Esteri degli Emirati Arabi Uniti, in una dichiarazione su X, “condanna fermamente l’attacco ostile iraniano contro il Paese che ha coinvolto un drone intercettato dai sistemi di difesa aerea sulle acque territoriali degli Emirati Arabi Uniti”.
Il ministero ha anche affermato che gli Emirati Arabi Uniti si riservano il “pieno e legittimo diritto di rispondere”. Il ministero della Difesa, nel frattempo, ha affermato di aver gestito l’arrivo di un drone proveniente dall’Iran sulle sue acque, negando che una base che ospita personale statunitense sia stata presa di mira con missili. In precedenza, Teheran aveva affermato di aver preso di mira la base aerea di Al Minhad utilizzando “decine di droni d’attacco”.
L’Iran ha definito “ridicolo” il post di Donald Trump su un attacco all’isola di Kharg e ha assicurato che le operazioni petrolifere sull’isola non si sono fermate. Secondo quanto riportato da Nournews, Hamid Bovard, Ceo della Compagnia petrolifera nazionale iraniana (Nioc), ha smentito che l’importante snodo petrolifero sia stato distrutto, come invece affermato nel post sui social media del presidente statunitense. “I tweet di Trump sono ridicoli e la situazione a Kharg è tranquilla”, ha dichiarato Bovard, aggiungendo che l’isola, da cui proviene il 90% delle esportazioni di petrolio iraniano, è stata ripetutamente bombardata in passato dalle Forze statunitensi e israeliane, ma i lavoratori del settore petrolifero non hanno mai permesso l’interruzione delle operazioni “nemmeno per un istante”.
L’Iran ha attaccato obiettivi militari statunitensi in Medio Oriente in risposta ai primi raid americani sul suo territorio da un mese. Prende così il via unanuova escalation della guerra che sta travolgendo la regione: i Guardiani della Rivoluzione hanno detto di aver risposto all’attacco americano di ieri colpendo con missili balistici due basi aeree statunitensi in Giordania e causando “gravi danni”.
L’esercito giordano ha dichiarato di aver intercettato otto missili, senza specificarne la provenienza, mentre gli Emirati Atrabi Uniti hanno riferito di aver “affrontato una minaccia con droni” proveniente dall’Iran sulle sue acque territoriali dopo che Teheran aveva detto di aver preso di mira personale militare statunitense in una base aerea locale e di aver abbattuto un drone statunitense sullo Stretto di Hormuz.
L’esercito giordano ha riferito di aver intercettato otto missili che all’alba di lunedì avevano violato lo spazio aereo del Paese. L’annuncio è arrivato poco dopo la rivendicazione dei Guardiani della Rivoluzione iraniani, che hanno dichiarato di aver colpito obiettivi militari statunitensi in Giordania. “I sistemi di difesa aerea hanno intercettato otto missili entrati nello spazio aereo del Regno”, si legge in una dichiarazione del portavoce delle forze armate giordane.
I Guardiani della Rivoluzione iraniani hanno annunciato di aver attaccato nella notte tra domenica e lunedì due basi statunitensi in Giordania, in risposta al bombardamento americano contro l’isola iraniana di Larak, avvenuto poche ore prima. In un comunicato diffuso da diverse agenzie iraniane, i Pasdaran hanno riferito di aver condotto un’operazione congiunta con missili e droni contro le basi di Al Azraq e Re Hussein, sostenendo di aver provocato “gravi danni”. Al momento non ci sono conferme indipendenti sull’effettivo impatto degli attacchi. L’operazione, secondo Teheran, rappresenta la risposta al raid condotto in precedenza dagli Stati Uniti sull’isola di Larak, nello Stretto di Hormuz.
L’Iran ha lanciato missili verso Aqaba e la base di Muwaffaq Salti, in Giordania, dove sono presenti forze statunitensi. Lo riferiscono fonti arabe citate dall’agenzia iraniana Fars. Le stesse fonti, riprese anche da altri media iraniani, hanno segnalato “diverse esplosioni” in varie zone del Paese.
Gli Usa hanno commesso un “fatale errore strategico” con l’attacco all’isola di Larak e ne pagheranno le conseguenze “sia in campo economico che militare”. Lo ha dichiarato il portavoce dei Guardiani della Rivoluzione iraniani, Sardar Mohebi, all’agenzia Fars. “Mettete alla prova la nostra volontà ancora una volta e pagherete un prezzo più pesante”, ha scritto su X Ebrahim Azizi, influente parlamentare iraniano ed ex portavoce del Consiglio dei Guardiani, “la rappresaglia sta arrivando. CORRETE E BASTA”.
Una petroliera è stata attaccata sabato al largo dell’Oman, mentre stava per passare lo stretto di Hormuz. A riferirlo è stato Ukmto, il sito britannico di sicurezza marittima. “Ukmto ha ricevuto con ritardo la segnalazione di un incidente avvenuto a 12 miglia nautiche a nord di Khasab, in Oman”, si legge sul sito. “Una petroliera è stata colpita da un proiettile di origine sconosciuta mentre era in transito in ingresso nello stretto di Hormuz. Non si registrano vittime né impatti ambientali. Le autorità stanno indagando”, precisa Ukmto.
Le forze Usa hanno attaccato in Iran l’isola di Larak, causando due morti e due feriti. Lo ha riferito l’agenzia Tasnim, vicina ai Guardiani della Rivoluzione iraniani. Fonti Usa hanno riferito ad Al Jazeera che l’operazione aveva come obiettivo due piattaforme lanciarazzi dalla quale stavano per essere sparate testate a grappolo contro obiettivi nello Stretto di Hormuz. Poco dopo l’agenzia irachena Saberin, vicina alle milizie filoiraniane, ha riferito di un secondo attacco all’isola iraniana


