Gli sforzi dei mediatori del Qatar per favorire una svolta diplomatica tra Stati Uniti e Iran hanno prodotto scarsi progressi questa settimana, con nessuna delle due parti disposta a cedere. Lo riferisce Axios, citando tre fonti a conoscenza dei colloqui. Lo stallo rafforza su entrambi i fronti la convinzione che una ripresa del conflitto militare stia diventando più probabile. Secondo il sito, funzionari statunitensi ritengono che il presidente Donald Trump potrebbe ordinare il ritorno a operazioni di combattimento su larga scala dopo le elezioni di metà mandato.
L’Iran non farà concessioni finché Washington non accetterà di tornare al memorandum d’intesa, mentre gli Stati Uniti ritengono di stare vincendo e non vedono quindi la necessità di cedere. È il quadro riferito da Axios, che cita rispettivamente una fonte informata sulla posizione iraniana e un funzionario americano. Proseguono intanto le discussioni su una proposta di compromesso presentata dal Qatar, che punta alla revoca del blocco navale statunitense contro l’Iran e prevede concessioni di Teheran sul programma nucleare. Secondo Axios, il presidente Donald Trump è disposto ad alleggerire le sanzioni in cambio di passi concreti iraniani sul nucleare, tuttavia gli iraniani pongono – secondo i funzionari Usa – condizioni che vengono ritenuto irricevibili. Gli sforzi dei mediatori qatarioti hanno tuttavia prodotto scarsi progressi.
Le forze armate statunitensi dovrebbero completare oggi il ritiro di tutte le truppe dall’Iraq, ponendo fine a una presenza durata 12 anni e avviata per contrastare l’Isis. Lo riferisce Abc News. Sarebbe il secondo ritiro completo americano dal Paese, dopo quello del 2011, seguito agli otto anni di presenza iniziati con l’invasione del 2003. Il piano era stato negoziato con Baghdad dall’amministrazione Biden nel 2024 e fissava al 30 settembre la scadenza per la partenza degli ultimi militari. L’amministrazione Trump ha mantenuto il calendario, nonostante la guerra con l’Iran abbia modificato il contesto regionale rispetto al momento dell’intesa.
Negli ultimi anni erano presenti in Iraq circa 2.500 militari americani. Nel corso del 2026 Washington ha concentrato progressivamente le proprie forze nel nord del Paese, cominciando poi a trasferirle fuori da Erbil dopo l’inizio della guerra con Teheran. Secondo l’emittente, da tempo il contingente rimasto nel nord dell’Iraq è molto ridotto. Le truppe statunitensi erano tornate nel 2014, quando l’Isis aveva conquistato vaste aree della Siria e dell’Iraq settentrionale, minacciando Baghdad. Dopo la sconfitta militare del gruppo nel 2019, la presenza americana era proseguita per impedirne una ripresa.
Il ritiro lascia aperti gli interrogativi sulla capacità dell’Iran, che ha sostenuto militarmente le milizie sciite irachene, di ampliare la propria influenza nel Paese e sul rischio di una rinascita dell’Isis. All’inizio dell’anno gli Stati Uniti hanno ritirato anche le forze dalla Siria orientale, con una decisione non prevista, determinata dall’offensiva del nuovo governo siriano contro i partner curdi di Washington. Nelle missioni in Iraq iniziate nel 2003 sono morti circa 4.500 militari americani, in larga maggioranza tra il 2003 e il 2011.


