Guerra USA-Iran, Camporini: “Per abbattere Teheran servono mesi, non le scadenze di Trump”
Mentre lo scontro tra Stati Uniti e Iran travalica i confini mediorientali per colpire i nodi strategici del Mediterraneo, la guerra bussa direttamente alle porte dell’Europa. L’attacco alla base britannica di Akrotiri, a Cipro, non è più solo una minaccia lontana, ma un’azione diretta contro le capacità logistiche dell’Occidente. Ma in questo scenario di escalation, quanto è realistico il piano di Donald Trump per una soluzione lampo in sole quattro settimane? L’Europa continentale deve considerarsi nel mirino di Teheran o si tratta di una prova di forza limitata agli asset militari?
A fare chiarezza è il Generale Vincenzo Camporini, già Capo di Stato Maggiore della Difesa, che ad Affaritaliani analizza la tenuta del regime iraniano: “L’attacco a Cipro è una dimostrazione di forza, ma un regime change non si ottiene con uno strike di pochi giorni. La struttura di Teheran è ancora robusta e le scadenze di Trump dipendono spesso da come si sveglia al mattino”.
Generale, l’attacco alla base RAF di Akrotiri a Cipro è un segnale puramente dimostrativo dell’Iran o l’inizio di una strategia per colpire sistematicamente i nodi logistici occidentali nel Mediterraneo?
“È chiaramente un atto dimostrativo che ha dei secondi fini, primo fra tutti quello di creare problemi tattici e politici. La governance attuale dell’Iran vuole dimostrare di non essere affatto prossima alla resa; vuole provare di avere ancora la capacità di effettuare attacchi ben al di fuori dei propri confini. Lo ha fatto con gli Emirati, con l’Arabia Saudita e con gli altri Paesi del Golfo, oltre che con Israele. L’azione su Cipro — ipotesi che ho sentito talvolta smentita, ma che non è affatto fantascientifica — è un’ulteriore prova di forza: Teheran vuole dire “siamo ancora in piena forma e possiamo crearvi grossi problemi”.
La base di Akrotiri è uno snodo fondamentale per l’aeronautica britannica e per i Paesi a cui Londra ne concede l’uso. Inizialmente si era detto che il Regno Unito avesse negato l’uso delle proprie basi per questa operazione, ma le ultime informazioni indicano che il Premier Starmer abbia invece acconsentito; in ogni caso, resta un elemento centrale della struttura strategica dell’area”.
L’attacco a Cipro — avamposto europeo — è il segnale che il conflitto ha già varcato i confini del Medio Oriente? L’Europa continentale deve considerarsi nel mirino?
“No, non credo. Ritengo che il mirino degli attacchi sia puntato esclusivamente sulle capacità militari dei Paesi che, in qualche modo, possono contribuire alle attuali operazioni. Non vedo, in questo momento, un atteggiamento ostile nei confronti degli europei, anche perché l’Europa si sta dimostrando molto prudente nell’esprimersi su questa vicenda”.
Trump parla di operazioni per “almeno quattro settimane”. Secondo la sua esperienza, è realistico pensare di “chiudere” un fronte così complesso in un solo mese?
“Tutto dipende dallo scopo che si prefigge, e Trump non ha ancora chiarito esplicitamente quale sia. Se l’obiettivo fosse il regime change, credo che la struttura istituzionale iraniana sia ancora molto robusta: non basterebbe uno strike di quindici giorni. Ricordo che nel 1999, per ottenere la resa di Milosevic, furono necessari mesi di attacchi aerei, non settimane, e con l’intera NATO a dare il proprio contributo. Credo si tratti di una delle tante “deadline” a cui Trump ci ha abituati: queste quattro settimane possono diventare due giorni o due mesi, dipende molto da come si sveglia al mattino”.

