Il Congresso americano e gli scandali sessuali: un nuovo “MeToo” nell’ombra degli Epstein files?
Il 14 aprile 2026 sarà ricordato a Washington come un giorno chiave per il Congresso degli Stati Uniti. I rappresentanti Eric Swalwell, democratico della California, e Tony Gonzales, repubblicano del Texas, hanno annunciato le proprie dimissioni dal Campidoglio nell’arco di poche ore l’uno dall’altro, entrambi sotto accuse di comportamenti sessuali impropri nei confronti di membri del loro staff. La simultaneità bipartisan dell’episodio è tutto tranne che casuale.
È il risultato di settimane di pressioni crescenti, di inchieste giornalistiche e di una rete di congressiste che ha deciso di non aspettare più. Un gruppo bipartisan di deputate aveva minacciato di presentare risoluzioni per forzare un voto sull’espulsione di entrambi i membri, ed è stata questa minaccia concreta a precipitare le decisioni.
Da quel momento, sembra essersi aperto un nuovo vaso di Pandora di accuse sessuali, inchieste, dubbi, come dimostrato dalle rivelazioni pubblicate ieri della commissione Etica della Camera dei Rappresentanti: dal 2017, sono state ben 20 le indagine su accuse di condotta sessuale inappropriata a carico di parlamentari. Non solo, la commissione ha deciso di rendere pubblico l’elenco dei casi su cui ha indagato, evidenziando a tutta l’America la portata gigantesca di questo scandalo, che segue quello di Epstein e butta nuove ombre contro i politici statunitensi.
Nel caso di Swalwell, le accuse sono gravi e contestate. Il San Francisco Chronicle e la CNN hanno riportato le dichiarazioni di una ex assistente parlamentare che ha accusato il deputato di averla aggredita sessualmente in due occasioni in cui era “troppo ubriaca per poter dare il consenso”. In seguito, altre tre donne hanno raccontato episodi di molestie, incluso l’invio di foto e messaggi a sfondo sessuale non richiesti.
Swalwell ha negato con forza le accuse di violenza sessuale, ma ha riconosciuto “errori di giudizio”, dando ad ogni modo le proprie dimissioni lo stesso giorno che i media avevano rivelato l’apertura di un’indagine nei suoi confronti. In questo caso, è fondamentale ricordare che il regolamento della Camera vieta ai suoi membri di intrattenere relazioni sessuali con i componenti del proprio staff.
Il caso Gonzales è per certi versi ancora più cupo. Il repubblicano infatti aveva già ammesso da mesi di aver avuto una relazione extraconiugale con una sua assistente, che in seguito si è tolta la vita.
Secondo alcuni osservatori, la pubblicazione dei documenti relativi all’ex finanziere e criminale sessuale Jeffrey Epstein sta creando una pressione aggiuntiva perché i comportamenti scorretti non passino impuniti. La rappresentante democratica Pramila Jayapal ha commentato: “Il coraggio delle sopravvissute Epstein e l’attenzione sulla depravazione di questi predatori ha incoraggiato altre donne a farsi avanti. Penso che questo sia un secondo MeToo”.
La differenza più significativa rispetto al 2017-2018, periodo di massima esplosione del “MeToo” non è il numero di casi emersi, ma la velocità con cui è arrivata la risposta istituzionale. Esperti osservatori notano che in passato le accuse erano spesso seguite da scuse, giustificazioni e temporeggiamenti. Questi giorni, invece, le dimissioni sono arrivate rapidamente, sotto la pressione concreta di colleghi pronti a votare l’espulsione. Il fatto che i due protagonisti vengano da partiti opposti ha paradossalmente facilitato il processo: nessuno dei due schieramenti poteva accusare l’altro di strumentalizzazione politica.
Come ha sottolineato una professoressa di politica dell’Università della Virginia, “ci sono stati in passato cedimenti etici e accuse, e sono state trovate scuse”. Questa volta il meccanismo ha funzionato in modo diverso. Resta da vedere se ci siano altri casi in attesa di emergere. Il Congresso ha circa 535 membri, un esercito di assistenti e collaboratori, e una cultura del potere che storicamente non favorisce chi denuncia. L’attenzione inoltre rimane estremamente alta sull’amministrazione Trump, con la presenza negli Epstein files di numerosi membri del gabinetto, tra cui lo stesso presidente.
Se per ora, a detta di molti addetti ai lavori democratici, del dipartimento di Giustizia è troppo soggiogato dal presidente per essere libero di rivelare nuovi dettagli, sarà interessante vedere l’evolversi di questi scandali sessuali con una nuova presidenza, che potrebbe ridefinire gli equilibri tra potere politico e sistema giudiziario, restituendo, o meno, autonomia alle istituzioni incaricate di fare luce su questi casi. In questo contesto, il nodo centrale non sarà soltanto l’emersione di nuovi scandali, ma la capacità del sistema politico americano di dimostrare che nessuno, indipendentemente dal ruolo o dall’appartenenza, è al di sopra delle regole.

