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Esteri

Un Papa "pratico e flessibile" è quello che ha auspicato la Cina nella sua prima reazione all'elezione di Jorge Mario Bergoglio al pontificato col nome di Francesco. Aggettivi non scelti a caso, dal momento che Bergoglio è un gesuita e i gesuiti furono i primi evangelizzatori dell'Impero di Centro, con un approccio adattabile e aperto alla tradizione cinese come aveva insegnato loro Matteo Ricci.

La Cina è una frontiera importante per i cattolici. In termini diplomatici potremmo dire che i rapporti con Pechino sono alti in agenda per il nuovo capo della Chiesa. Rapporti tesi, che l'ultimo pontificato di Benedetto XVI non è riuscito a distendere, nonostante la nomina a cardinale di John Tong Hon, un prelato aperto al dialogo. Sono 4 milioni circa i fedeli, che però fanno riferimento a due diverse chiese: quella "Patriottica" legata al regime, quella sotterranea che fa riferimento a Roma.

Il portavoce del ministero degli Esteri Hua Chunying ha spiegato che Pechinio si augura "un atteggiamento pratico e flessibile" del nuovo Papa, che "crei le condizioni per migliorare i rapporti tra Cina e Vaticano". Le condizioni sono sempre le stesse - rottura dei rapporti diplomatici con Taiwan (cioè riconoscimento dell'unica Cina) e non interferenza negli affari interni (in particolare sul tema dei diritti umani). Taiwan, va ricordato, è riconosciuto da soli 23 Paesi nel mondo, tra cui il Vaticano, e da nessun membro del Consiglio di Sicurezza dell'Onu o da membri dell'Unione Europea.

Al di là delle condizioni, tuttavia, l'ascesa al Trono di Pietro di un gesuita apre delle prospettive, dal punto di vista cinese. I gesuiti sono stati coloro che hanno aperto al Cristianesimo (a parte un'antica parentesi nestoriana e altre missioni più antiche di ben minore impatto) la via della Cina. Nel 1583 fu Matteo Ricci il primo gesuita a mettere piede nell'Impero di Centro e organizzare la missione d'evangelizzazione gesuitica. Alle sue spalle Alessandro Valignano, il Visitatore generale dei gesuiti, che aveva aperto ai padri le porte del Giappone.

L'opera di evangelizzazione di Valignano e Ricci fu impostata proprio sui criteri di flessibilità e praticità. Comprendendo la difficoltà di far accettare a una profonda cultura come quella cinese una religione straniera, adattarono l'insegnamento cristiano ai valori cinesi, introducendo principi confuciani e interpretazioni del divino comprensibili ai cinesi, assumendo un atteggiamento vicino al sincretismo tipico del contesto religioso locale. Accanto a questo, pur non adottandoli esplicitamente, utilizzarono nella tecnica i principi della nuova scienza copernicana, fornendo alla Corte Ming strumenti - in particolare astronomici ma non solo - utili per stupire e accreditarsi con l'Imperatore.

Fu una strada, quella seguita dai gesuiti, di grande successo ma anche di grande pericolosità da un punto di vista interno. Nel 1622 a Roma il papa Gregorio XV istituì la congregazione De Propaganda Fide che respinse l'appoggio aperto dei gesuiti alla cultura cinese. Alla morte di Matteo Ricci, già nel 1610, scoppiò la cosiddetta "Controversia dei riti" all'interno stesso dei gesuiti in Cina. Padre Niccolò Longobardo, il successore di Ricci, riteneva che utilizzare per il nome di Dio i termini usati in Cina, "Tian" (il Cielo) o Shangdi (la cui traduzione è molto più complessa, potremmo dire "Imperatore del Cielo", che fa da corrispettivo dell'Imperatore in terra), potesse ingenerare nei cinesi valutazioni erronee.

Ma fu dal 1630 che la controversia esplose in maniera più virulenta per continuare per oltre un secolo con Roma che spingeva per un atteggiamento meno sincretico e i gesuiti che opponevano resistenza. La parola definitiva venne detta nel 1742, con la bolla papale "Ex quo singulari" con cui si vieta definitivamente ai convertiti cinesi di praticare anche i riti ancestrali.

I grandi nemici dei gesuiti in Cina, oltre ai domenicani, furono i francescani, arrivati nell'Impero di Centro proprio negli anni 1630. Bergoglio ha scelto, per il pontificato, il nome di Francesco. Un richiamo alla tradizione del Poverello d'Assisi fortemente evocativo non solo in Occidente, ma anche in Cina, dove ancora oggi il dualismo tra tradizione locale e Roma è una ferita non rimarginata e sembra riverberarsi nella presenza di una doppia chiesa.
 

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