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Esteri
Il no dell'Italia alla guerra all'Isis. L'incertezza di Renzi

di Ernesto Vergani

“Noi dobbiamo annientare i terroristi, non accontentare i commentatori”. Così risponde il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, alla domanda di Maria Teresa Meli sul Corriere della Sera del perché l’Italia non aderisca alla guerra all’Isis con Francia, Germania e Gran Bretagna. Legittima la decisione del premier Matteo Renzi, ma la giustificazione attendista (“… noi siamo pronti anche militarmente. Se ci sarà una strategia chiara ci saremo.”) sembra una spia di incertezza. A questo punto sarebbe più chiara la scelta pacifista a tutto tondo. Quanto avvenuto in Libia con l’eliminazione di Gheddafi (2011) è uno spostamento d’accento. L’Isis è più del terrorismo. Come sostenuto da tanti, commentatori e politici, a partire dal presidente russo Vladimir Putin, l’Isis è paragonabile a quanto fu Hitler (certo l’orrore dell’olocausto è incomparabile, sostanzialmente e numericamente).

Ma il totalitarismo dell’Isis, le decapitazioni dei prigionieri, gli attentati di Parigi del 13 novembre, il fanatismo e la volontà di soppiantare la civiltà occidentale con un nuovo ordine, sono analogie evidenti col nazionalsocialismo. Parrebbe disordinato, prima organizzare delle conferenze internazionali (Vienna per la Siria e Roma per la Libia) e poi annientare l’Isis o sperare che si spenga da sé. Chi può dire che cosa succede durante una guerra? Quali cambiamenti inimmaginabili possono derivare? Per questo le conferenze di pace si fanno a bocce ferme, dopo che il nemico è sconfitto.

E’ molto probabile che chi sta facendo la guerra all’Isis, intanto dialoghi, negozi, in qualche modo dica la sua circa il futuro dell’area. L’Italia dovrà ratificare quanto sostanzialmente deciso da altri? In un certo senso vale la regola “l’assente ha sempre torto”. Per questo Cavour, primo ministro del piccolo Regno di Sardegna, aderì alla guerra di Crimea (1853-1856) dichiarando guerra alla Russia: per sedere al tavolo del congresso di Parigi e trovare l’intesa con la Francia, che avrebbe aperto la strada alla seconda guerra di Indipendenza e di lì all’unità d’Italia.

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