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Il premier libico: l’Ue ci aiuti. Fermare gli immigrati è impossibile

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La Libia ha bisogno dell’aiuto dell’Unione europea per fronteggiare il flusso di migranti in arrivo nel paese con l’intenzione di partire alla volta dell’Europa. E’ quanto ha dichiarato il premier libico, Ali Zeidan, in un’intervista a Repubblica, in cui sottolinea come si tratti di “un fenomeno molto più grande della possibilità di un solo Stato, uno Stato di passaggio come in questo caso è la Libia” che, da solo, non può “rimandare questa gente indietro”.

“La Libia deve essere aiutata nel gestore questo problema – ha detto il premier – il nostro paese è in una condizione diciamo atipica, il controllo delle frontiere è impossibile. Ma noi vogliamo essere coinvolti, vogliamo partecipare, portando il nostro punto di vista, la nostra visione. Io credo che il problema di questi migranti che, entrando in Libia, violano la nostra legge, non possa che essere risolto con una politica dell’Europa nei confronti dei paesi da cui questa gente parte”.

Zeidan ha quindi tenuto a sottolineare che “la Libia sta facendo quel che può”, ricordando che “il paese è in condizioni difficili”. “Abbiamo bisogno del sostegno dell’Europa per il controllo delle frontiere – ha quindi precisato – per la preparazione del nostro personale, per il controllo satellitare di questi flussi”.

La Libia ha bisogno “dell’aiuto del mondo” per la sua sicurezza. E’ quanto ha detto il premier Ali Zeidan pochi giorni essere stato sequestrato per una decina di ore da una milizia armata. “Il mondo ci ha aiutato per combattere e sconfiggere il regime di Gheddafi – ha ricordato – anche l’Italia, che aveva allungato la vita al dittatore, alla fine ha dato un aiuto importante alla rivoluzione. Questo sostegno non può interrompersi: da soli non ce la facciamo”.

Il premier ha poi precisato di sapere “chi mi ha rapito”, ma di essere convinto che “questo problema debba essere affrontato in maniera politica”. “Ne dobbiamo parlare in Parlamento – ha aggiunto – voglio farlo in maniera ordinata. Non voglio dare nessuno spunto per nuovi scontri, per nuove violenze. La Libia ha bisogno di tranquillità e i primi a offrirla al paese dobbiamo essere noi leader politici”.