L’esercito iracheno riprende il controllo della raffineria di Baiji. L’offensiva degli jihadisti dello Stato islamico dell’Iraq e del Levante (Isis) aveva raggiunto la piu’ grande raffineria del Paese, e per alcune ore, i miliziani sunniti hanno preso il pieno controllo degli impianti di Baiji, a nord di Baghdad, che garantiscono un terzo del fabbisogno di petrolio raffinato del Paese. Ma l’esercito ha annunciato di essere riuscito a respingere “con coraggio” l’attacco degli jihadisti e a riprendere il controllo degli impianti. “Possiamo affermare che la raffineria e’ ora sotto il controllo completo delle forze di sicurezza”, ha affermato il generale Qassem Atta al Moussawi, “ci sono stati tentativi da parte dei nemici di attaccare le nostre truppe tra ieri e oggi, ma il nostro esercito e’ riuscito ad affrontarli”. Jet iracheni hanno bombardato la citta’ uccidendo 19 miliziani e, secondo l’agenzia di Stato ‘Iraqiya’, le forze speciali hanno ucciso il comandante dell’Isis che ha condotto l’attacco alla raffineria, Abu Qutada. .
John Kerry cerca di rimettere insieme i pezzi di un Iraq minacciato dall’offensiva jihadista che in 17 giorni ha causato gia’ la morte di oltre 1.000 civili e il ferimento di altri 1.200, come ha rivelato l’Onu. Nel suo secondo giorno di visita, il segretario di Stato Usa ha visitato la regione autonoma del Kurdistan iracheno con l’obiettivo di convincere i curdi a partecipare attivamente a un governo di unita’ nazionale per rispondere all’insurrezione sunnita nel nord guidata dallo Stato islamico dell’Iraq e del Levante (Isis). Kerry ha invitato il presidente del Kurdistan iracheno, Massud Barzani, a impegnarsi per la coesione nazionale ricordando che “questo e’ un momento molto critico per l’Iraq e la formazione del nuovo governo e’ una sfida centrale”. I guerriglieri peshmerga curdi, ha osservato, “sono stati davvero cruciali per tracciare una linea rispetto all’avanzata dell’Isis”, ha ricordato. Barzani ha sssicurato che i curdi “vogliono una soluzione alla crisi” ma ha avvertito che nel frattempo si sono creati “una nuova ealta’ e un nuovo Iraq”.
Barzani in precedenza aveva anche chiesto le dimissioni del premier sciita Nuri al-Maliki, ritenuto responsabile di “quanto e’ accaduto” e aveva avvertito che su un’eventuale indipendenza del Kurdistan “deve decidere il popolo curdo e a quella decisione le autorita’ si atterranno”.
Da Ginevra, l’Alto commissariato dell’Onu per i diritti umani ha comunicato che tra il 5 e il 22 giugno ci sono stati 757 morti e 599 feriti nelle tre province settentrionali del Paese e almeno 318 morti e 590 feriti nell’area di Baghdad. Un bilancio su cui pesano le centinaia di esecuzioni sommarie e di sequestri di massa ad opera dell’Isis e che potrebbe essere ancora piu’ grave. Intanto almeno 19 persone sono rimaste uccise e 17 ferite in un raid aereo delle forze armate irachene su Baiji, la citta’ che ospita la raffineria piu’ grande del Paese. I ribelli sunniti hanno reso noto di aver preso il pieno controllo degli impianti che garantiscono un terzo del fabbisogno di petrolio raffinato del Paese, ma Baghdad nega e sostiene che le forze di sicurezza stanno respingendo gli attacchi dei miliziani.
In un altro raid aereo nell’area di Husseibah, nella provincia di Anbar, ad ovest di Baghdad, sono rimasti uccisi sette militanti e sei civili mentre le forze di sicurezza, con l’aiuto dei milizie tribali, hanno respinto un attacco ribelle a Haditha, citta’ situata sulla strada principale per Ramadi, la capitale della provincia.

