Di Tommaso Cinquemani
@Tommaso5mani
“C’è il rischio concreto che frange estremiste, interne alla Fratellanza musulmana (Fm, ndr), possano dare vita a scontri di piazza. Non si può neppure escludere la degenerazione in una guerra civile”. Massimo Campanini, professore all’Università di Trento, è il massimo esperto italiano di Fratellanza musulmana. Intervistato da Affaritaliani.it ripercorre la storia del movimento e ne analizza i tratti principali. “Sono una formazione politica religiosa che fonda la propria legittimità sull’assistenza verso le fasce più diseredate della popolazione”. Secondo Campanini la Fm non ha “legami diretti con il terrorismo di matrice qaedista”, ma è radicata in tutto il mondo arabo.
Professore Campanini, dopo il golpe dei militari in Egitto che ha visto la caduta di Mohammed Morsi, la Fratellanza musulmana, di cui l’ex presidente è un esponente, è nell’occhio del ciclone. Chi sono i Fratelli musulmani?
“Sono un movimento politico religioso, nato in Egitto nel 1928 per iniziativa di un giovane maestro di scuola, al-Hasan al-Banna. Nel giro di pochi anni il Movimento si è organizzato in strutture molto solide e gerarchizzate. Ebbe subito un grande successo e negli anni ’40 gli adepti erano almeno un milione. La Fm si impegnò nella guerra contro Israele del 1948 inviando volontari al fronte, ma divenne anche protagonista della rivoluzione degli ufficiali liberi di Nasser del 1952”.
Che rapporti avevano con i presidenti egiziani come Nasser o Sadat?
“Nasser vide nei Fratelli musulmani una realtà che contrastava con la sua affermazione autocratica, così li represse violentemente. La Fratellanza sopravvisse in clandestinità. La morte di Nasser e l’ascesa di Sadat provocò un allentamento del controllo dello Stato, così il movimento negli anni ’70 tornò a pubblicare libri e riviste e a prosperare occupando i posti direttivi nelle organizzazioni sindacali e infiltrando i campus universitari. I fratelli musulmani cercarono una legittimazione nei confronti del potere politico soprattutto con Mubarak, quando divenne presidente nel 1981. Questo anche se il presidente mantenne un atteggiamento oscillante, reprimendo la Fratellanza e consentendogli occasionalmente di partecipare alle elezioni”.
I Fratelli musulmani hanno vinto le elezioni del 2012 imponendosi come prima formazione politica. Perché hanno così presa sulla popolazione?
“Una delle caratteristiche fondamentali, fin dalle origini della Fratellanza, è stata quella di fondare la propria legittimità sul welfare sociale, soprattutto verso le fasce più diseredate della popolazione. Si sono presentati come una forza anti-egemonica che interpreta le rivendicazioni di giustizia sociale di larga parte della popolazione”.
E’ per questo motivo che Morsi si è rifiutato di accettare i fondi del Fmi, che però in cambio chiedeva l’abolizione delle sovvenzioni sui beni di prima necessità?
“Credo che quel rifiuto sia giustificato dall’orgoglio nazionalistico. Dalla convinzione di trovare all’interno dell’Egitto stesso le risorse necessarie per la ripresa economica. Dal punto di vista macroeconomico i Fratelli musulmani sono sempre stati filo-liberisti e filo-capitalisti, cercando di mediare queste posizioni con una assistenza ai poveri e ai diseredati ispirata al Corano”.
Dopo il golpe dei militari come reagiranno i Fratelli musulmani?
“Per una prima fase la Fratellanza rimarrà stordita. Il rischio che ci siano frange estremiste che possano scontrarsi in piazza c’è, perché tendenze estremistiche all’interno del movimento ci sono sempre state, anche se marginali. In prospettiva tenderanno a costituire un tessuto di opposizione politica, cercando di legittimarsi come forza responsabile all’interno del sistema parlamentare”.

Massimo Campanini, è professore associato di Storia
dei Paesi islamici alla Facoltà di Lettere e Filosofia
dell’Università di Trento
Esclude quindi il pericolo di una guerra civile?
“Non mi sento di escluderlo in maniera netta. Sono fiducioso del fatto che le forze responsabili avranno il sopravvento dopo il momento di stordimento iniziale. Ma certe forze all’interno della Fratellanza potrebbero prendere il sopravvento e condurre una opposizione maggiormente radicale, anti-sistema”.
Ci sono dei legami tra i Fratelli musulmani e il terrorismo?
“Non ci sono legami diretti con il terrorismo di matrice qaedista. Le correnti estremiste, che pure sono state presenti all’interno della Fm, sono da contestualizzare rispetto a determinati momenti storici”.
L’altro movimento islamista importante in Egitto è quello dei Salafiti. In che rapporti sono queste due realtà?
“C’è sempre stata una grossa rivalità tra i Salafiti e i Fratelli musulmani sulla guida del movimento islamista. Ideologicamente sono differenti. I Salafiti sono un movimento variegato in cui esistono tendenza jihadiste e in cui c’è un rifiuto totale della politica. I Salafiti ripudiano la democrazia come il frutto di una degenerazione satanica della società occidentale e puntano sull’intervento normativo che vincola la società ad un determinato tipo di comportamento. I Fratelli musulmani invece, fin dall’inizio, si sono presentati come un movimento politico, inseribile in un quadro democratico. Inoltre partono dall’idea di uno Stato islamico di origine sociale: vogliono cambiare la famiglia per cambiare la società e quindi lo Stato”.
I Fratelli musulmani sono presenti in tutto il mondo arabo. Che ruolo hanno negli altri Stati?
“I Fratelli musulmani sono radicati in tutti i Paesi arabi. Esiste una organizzazione in Giordania, dove hanno buoni rapporti con la monarchia. Sono presenti tra i palestinesi, basta pensare ad Hamas. Esistono in Tunisia, con il partito di governo Ennahda. Il partito Giustizia e Sviluppo in Marocco è una derivazione della Fratellanza. E anche in Sudan il partito è forte e ha portato al colpo di Stato nel 1984, dando luogo alla presidenza di al-Bashir. In Arabia Saudita poi i membri dei Fm sono stati usati come insegnanti nelle università”.













