Dal nostro inviato a Washington – Nei ristoranti del centro di Washington, capitale degli Stati Uniti d’America, imbattersi in membri del Congresso, funzionari dell’amministrazione o consulenti politici è del tutto normale. Altrettanto abituale è discutere, o sentire discutere, di politica, dossier sensibili e questioni di intelligence. Spesso queste conversazioni risultano ripetitive e persino gli ascoltatori più attenti finiscono per distrarsi. Venerdì, però, un episodio ha attirato particolare attenzione ed è presto diventato un vero e proprio caso
L’avvocato penalista Mark Geragos, intervenendo al podcast 2 Angry Men di TMZ, ha raccontato di aver ascoltato casualmente una conversazione in cui un gruppo di persone, presumibilmente membri dello staff della Casa Bianca o del dipartimento di Stato, preannunciava gli attacchi in Iran. Geragos, seduto a un tavolo del celebre Joe’s Seafood, Prime Steak & Stone Crab, storico ristorante a pochi passi dalla Casa Bianca, Geragos avrebbe sentito un gruppo di persone parlare in anticipo dell’attacco, con degli uomini presenti che avrebbero annunciato al gruppo che l’operazione sarebbe avvenuta nella notte tra venerdì 27 febbraio e sabato 28.
Negli Stati Uniti, l’episodio è rapidamente diventato un caso mediatico, anche perché, sempre secondo quanto riferito, il gruppo avrebbe poi iniziato a cantare sulle note di Barbara Ann dei The Beach Boys: “Bomb, bomb, bomb, bomb, bomb Iran”. Moltissime pagine di notizie locali e di difesa americane hanno riportato la notizia tra sabato e domenica, chiedendosi come sia possibile che informazioni classificate vengano annunciate in pubblico con questa facilità.
Se la notizia fosse stata anticipata dai media, gli Stati Uniti avrebbero rischiato un “Signal 2.0”. Non sarebbe stata, infatti, la prima volta che informazioni di sicurezza nazionale vengono divulgate pubblicamente per errore. Nel marzo 2025 era già esplosa la controversia legale nota come “Caso Signal”, quando l’attuale rappresentante permanente degli Stati Uniti alle Nazioni Unite — allora Consigliere per la Sicurezza Nazionale della Casa Bianca — Mike Waltz aveva inserito involontariamente il direttore del The Atlantic Jeffrey Goldberg in una chat sull’applicazione “Signal” nella quale si stavano discutendo degli imminenti raid militari contro il gruppo terroristico degli Houthi in Yemen.
Tra i partecipanti figuravano il vicepresidente JD Vance, il segretario alla Difesa Pete Hegseth, il direttore della CIA John Ratcliffe e altri funzionari di alto livello. La conversazione avrebbe incluso dettagli sensibili, quali il tipo di velivoli impiegati, gli orari di lancio delle operazioni e persino il nome di un ufficiale sotto copertura della CIA. Il caso si era poi concluso con un nulla di fatto, quando la Casa Bianca aveva dichiarato il dossier “chiuso” il 31 marzo 2025, eppure il tema è ancora oggi fortemente dibattuto nelle università e nei Think Tank, per gli incredibili rischi di sicurezza nazionale legati all’inclusione di un giornalista in una chat privata governativa.
In questo caso, un’eventuale rivelazione anticipata del bombardamento di sabato mattina in Iran avrebbe potuto compromettere uno dei maggiori raid della storia americana, quello che — secondo le ricostruzioni — avrebbe portato all’uccisione della Guida suprema dell’Iran, l’ayatollah Ali Khamenei, e di numerosi membri della leadership del regime di Teheran.

