La sconfitta al referendum sulla Giustizia ha portato alla resa dei conti nel governo. Meloni è stata chiara: “Basta, non copro più nessuno”. E così sono arrivate le dimissioni di Giusi Bartolozzi e Andrea Delmastro. Ma poi la premier ha chiesto anche a Daniela Santanchè di fare un passo indietro e qui la situazione si è complicata, la ministra del Turismo non aveva nessuna intenzione di lasciare e la sua lettera di dimissioni è arrivata ben 22 ore dopo dalla richiesta di Meloni. Ma dietro a quella precisa richiesta della premier – riporta Il Corriere della Sera – ci sarebbe stata una precisa richiesta di Delmastro che suonava più o meno così: “Se lascio io, deve fare lo stesso la ministra“. Da qui la nota di Meloni con l’invito a Santanchè a dimettersi.
Poi, dopo la mozione di sfiducia presentata dal M5s e l’udienza in Aula fissata già per la giornata di lunedì, con la situazione che si faceva sempre più seria, ecco le nuove pressioni sulla ministra, che comunque non intendeva mollare. “Daniela, – dice il presidente del Senato e lo riporta Il Corriere – non ti puoi impuntare, non puoi resistere a una cosa del genere“. La Russa insiste, prova a metterle di fronte la questione in tutte le sue implicazioni. Ma lei resta nettissima: “Non è giusto, così si dà ragione a tutti quelli che mi hanno attaccato. Ma il punto è che io sono innocente e lo dimostrerò”. Alla fine, Ignazio La Russa trova la chiave: “Distingui nel tuo comunicato di dimissioni
la tua vicenda da quella degli altri“. E così alle 18 arrivano le dimissioni ufficiali, con questa motivazione: “Volevo che le mie dimissioni
fossero separate dalla vicenda contingente e assai diversa che ha riguardato l’onorevole Delmastro che pure paga un prezzo alto”.

