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Esteri
Iran, l'Europa ha la forza di isolare Trump? Se no Teheran torna una "bomba"

La rottura di Donald Trump sull'accordo nucleare con l'Iran è certamente un problema. Ma potrebbe anche essere un'opportunità. La decisione unilaterale del presidente degli Stati Uniti di stracciare l'intesa con Teheran può portare gravi conseguenze. Barack Obama, fautore di un accordo tanto fragile quanto importante, ha già avvertito che c'è il rischio di una guerra. Non sappiamo se l'ex inquilino della Casa Bianca abbia ragione o meno, ma di certo la mossa di Trump prova nuovamente a mettere all'angolo l'Iran nel complicato panorama del Medio Oriente, compiacendo gli storici alleati degli Usa, vale a dire Israele e Arabia Saudita.

 

LE MIRE DELLA CINA SULL'IRAN

 

Sembra quasi che le lancette siano tornate indietro di qualche anno, con l'Iran tornato nemico pubblico numero uno. Un epilogo annunciato dalle aggressive e ripetute dichiarazioni non solo del presidente ma anche dei suoi più fidati collaboratori, scelti proprio tra i ranghi dei "falchi" anti Teheran. La mossa arriva, coincidenza o meno, dopo che invece la crisi della Corea del Nord pare diretta verso una soluzione positiva. Una crisi subito sostituita da un'altra crisi. Con però una differenza molto grande. L'Iran non è un piccolo Stato isolato governato in maniera dittatoriale e talvolta folkloristica. L'Iran è un Paese immenso, con relazioni ufficiali e non ufficiali con tanti Stati e regioni del Medio Oriente e non. Hezbollah in Libano, Assad in Siria, gli Huthi in Yemen. Per non parlare dei canali privilegiati con Russia e Cina, con Pechino che già si lecca i baffi pregustando banchetti bilaterali con un Paese che potrebbe essere presto costretto a volgere lo sguardo verso Oriente.

 

NUOVA SVOLTA INTEGRALISTA DI TEHERAN?

 

La mossa di Trump potrebbe essere sì una grande vittoria per l'Arabia Saudita, Paese in cerca di rilancio e modernizzazione sulla spinta delle riforme del principe ereditario Bin Salman, con Ryad pronta a tornare unico interlocutore possibile in Medio Oriente per l'Occidente. Ma potrebbero esserci conseguenze molto gravi e imprevedibili. Rohani è diventato presidente dell'Iran dopo Ahmadinejad. Un moderato riformista dopo un integralista. Rohani, osteggiato dall'ala più fondamentalista del regime degli ayatollah, ha sottoscritto l'accordo con Obama, aprendo l'Iran al mondo. Certo, il territorio che un tempo si chiamava Persia è ancora pieno di contraddizioni. Ma i passi avanti negli ultimi anni erano stati evidenti. La rottura dell'accordo nucleare rischia non solo di far ripartire l'arricchimento dell'uranio di Teheran, ma anche di mettere all'angolo Rohani, con la prevedibile conseguenza di una nuova svolta integralista.

 

L'OCCASIONE STORICA PER L'EUROPA (E PER MACRON)

 

In tutto questo scenario c'è un altro attore che potrebbe entrare in gioco: l'Europa. Il Vecchio Continente, da tempo ormai ridotto a mero osservatore e follower delle decisioni prese da Washington, potrebbe tornare finalmente a toccare una palla. La prima reazione dei leader europei è stata critica di fronte alla scelta di Trump: Francia, Germania, Italia e persino Regno Unito si sono detti delusi dalla rottura dell'accordo nucleare e si propongono come nuova figura negoziale al cospetto di Teheran. Resisterà quest'approccio? L'Europa divisa in tante piccole parrocchie e giochi di potere saprà trovare una voce unica e forte? Se dovesse farcela e trovare un nuovo accordo con Rohani potrebbe portare a casa un doppio successo: mantenere aperta la porta dell'Iran verso l'Occidente e tornare a contare davvero qualcosa sullo scacchiere internazionale. A quel punto a restare isolato sarebbe proprio Trump. Certo, i legami storici, militari ed economici con gli Usa non possono che alimentare un certo scetticismo sul fatto che tutto ciò accada. Emmanuel Macron, iperattivo sul fronte internazionale, potrà finalmente mostrare di che pasta è fatto. Per l'Europa la partita va al di là della stessa vicenda Iran. L'occasione c'è, ed è importante. Altrimenti, come sempre, restano i problemi.

twitter11@LorenzoLamperti

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