Dopo l’attacco degli Stati Uniti all’Iran, il dibattito sul ruolo dell’Italia nello scacchiere internazionale si riaccende.
Nel suo intervento, Augusto Minzolini offre una lettura netta: “L’Italia non ha un ruolo. Se si sta in mezzo non si ha voce in capitolo”.
Secondo Minzolini, il conflitto non può essere letto solo come uno scontro tra Donald Trump e la guida suprema iraniana Ali Khamenei, ma come parte di una linea di frattura più ampia tra blocchi geopolitici contrapposti.
“C’è una sottile linea rossa che divide aree che dialogano e regimi che hanno destabilizzato la regione per decenni”, sostiene, ricordando il ruolo dell’Iran nel sostegno militare alla Russia nel conflitto in Ucraina.
Sul fronte europeo, la critica è altrettanto chiara: la scelta di non entrare nel gruppo dei “volenterosi” significherebbe, secondo Minzolini, rinunciare a informazioni e peso politico. “Se stai in mezzo diventi qualcosa che non ha voce in capitolo. In un risiko internazionale, le dimensioni contano”.
L’analisi si chiude con un punto fermo: l’Italia, da sola, avrebbe margini limitati. “La dimensione in cui ti puoi muovere è soltanto quella europea”.
Uno scenario che riapre il dibattito sulla collocazione internazionale del Paese in una fase di forte instabilità globale.
