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Caos Iraq, scaricato al-Maliki. Ora è rischio golpe


 

LA SCHEDA/ Iraq: Haidar al Abadi, l'ingegnere pacificatore - Haidar al Abadi, il rappresentante sciita cui il presidente iracheno, il curdo Fuad Masum, ha conferito oggi l'incarico di formare il nuovo governo 'pacificatore' che includa anche sunniti e curdi, si e' affacciato sulla scena politica del paese nel 2003, dopo l'intervento militare Usa nel paese. Ingegnere elettronico, dopo aver ricoperto il ruolo di ministro delle Telecomunicazioni nell'esecutivo di transizione guidato da Ayad Allawi nel 2003, Abadi e' stato eletto tra i deputati del Partito al Dawa nel 2005. E' stato presidente della commissione Economia e investimenti dal 2005 fino al 2010, e presidente della commissione Finanze dal 2010 in poi, mandato durante il quale ha dovuto affrontare molti "conflitti politici" riguardo alla legge di bilancio del 2013.

Abadi e' nato a Baghdad nel 1952 ed e' originario del quartiere di Karrada, nella parte meridionale di Baghdad, dove la sua famiglia era nota per le sue attivita' commerciali nel settore della profumeria. Nel 1975 si e' laureato in ingegneria elettronica all'Universita' di Baghdad, da dove si e' poi trasferito nel Regno Unito fino al 2003. A Londra Abadi ha conseguito il dottorato in ingegneria elettronica.

La Coalizione 'Stato di Diritto'-Alleanza Irachena Unita, principale forza politica sciita in Iraq, ha indicato come nuovo primo ministro non il proprio leader, il premier uscente Nouri al-Maliki, bensi' Haider al-Abadi, neo-vice presidente del Consiglio dei Rappresentanti, il Parlamento uscito dalle elezioni legislative del 30 aprile scorso: lo hanno riferito fonti riservate dello stesso blocco sciita. Oltre che numero due del Parlamento, Abadi e' portavoce di Dawa, il partito guidato proprio da Maliki. Le tensioni politiche in Iraq rischiano pertanto di acuirsi ancora di piu', giacche' lo stesso Maliki insiste nel voler guidare l'esecutivo per la terza volta di seguito.

Ma il premier sciita iracheno al-Maliki non vuole rinunciare al terzo mandato governativo. Ha annunciato alla tv di Stato di voler denunciare il presidente Fuad Masum per aver violato la Costituzione non avendogli ancora affidato l'incarico. Nel frattempo forze di sicurezza irachene a lui fedeli - polizia, esercito e unità antiterrorismo - si sono schierate intorno alla 'zona verde' di Baghdad, l'area fortificata dove hanno sede i palazzi del potere e molte ambasciate.

Queste misure di sicurezza "sono molto insolite - ha dichiarato un alto responsabile della polizia irachena - e assomigliano a quelle che si impongono in situazioni di emergenza". "Numerose strade - ha aggiunto un funzionario del ministero dell' Interno - sono state chiuse, come pure numerosi punti sensibili. Tutto è legato - ha sottolineato - alla situazione politica".

Gli Stati Uniti, che hanno dato il via ai raid aerei contro gli islamisti dell'Is (Stato Islamico, ex Isis), si sono subito schierati con il presidente, scaricando apertamente il premier, cui avevano già di fatto ritirato il proprio appoggio.

Durante la notte il vicepresidente del Parlamento ha annunciato che l'Alleanza Nazionale Irachena (che raccoglie i principali partiti sciiti) è pronta a nominare un primo ministro, chiedendo di fatto ad al-Maliki di fare un passo indietro. Lo stesso Abadi è considerato uno dei possibili successori del premier.

In base ad accordi non scritti, la carica di primo ministro spetta a uno sciita, quella di presidente del Parlamento a un sunnita e quella di presidente della Repubblica a un curdo. Nonostante le ultime due cariche siano già state assegnate nelle ultime settimane, quella della guida del governo rimane vacante.

Il premier uscente, Nuri al-Maliki, insiste per essere nominato per un terzo mandato, ma la resistenza alla sua riconferma si va rafforzando sia in Iraq sia tra la comunità internazionale. Che vede nella politica del governo dello sciita al-Maliki una delle principali cause dei successi politici e militari dell'Is (Stato Islamico, ex Isis). In particolare sotto accusa le sue politiche "confessionali", discriminatorie nei confronti dei sunniti, al punto da aver indotto parte di essi a simpatizzare con i jihadisti.

Mentre esplode il conflitto istituzionale a Bagdad, nel nord continua l'offensiva dell'Is, che ha massacrato almeno 500 membri della comunità religiosa curdofona degli yazidi, molti dei quali sepolti vivi in fosse comuni.

Gli Stati Uniti si schierano con il presidente curdo. Dopo le accuse del premier al-Maliki, un alto funzionario del dipartimento di Stato ha confermato il totale sostegno degli Stati Uniti al presidente iracheno, il curdo Fuad Masum.

Gli Usa, l'Onu e altri paesi europei, hanno più volte fatto trapelare il loro fastidio per al-Maliki, accusato di alimentare le tensioni interconfessionali, cui hanno di fatto chiesto di farsi da parte o di formare un governo inclusivo di tutte le parti, inclusi sunniti e curdi.

"Pieno sostegno al presidente iracheno Fuad Masum, garante della Costituzione e ad (un premier) nominato che possa riuscire a ottenere il sostegno della nazione intera", ha detto l'assistente sottosegretario di Stato Brett McGurk per Iraq ed Iran.

Nuovo invio di acqua e viveri da Washington. Aerei militari americani hanno paracadutato nuovi carichi di viveri e di acqua per i civili perseguitati dai jihadisti nelle zone di montagna del nord dell' Iraq. Un C-17 e tre aerei cargo C-130 hanno consegnato 88 carichi di viveri destinati a fornire "cibo e acqua per migliaia di iracheni" bloccati "sui monti Sinjar", afferma in una nota il comando americano per il Medio Oriente, al termine della quarta azione umanitaria di questa campagna.
Secondo il Pentagono, gli Stati Uniti hanno fornito da giovedì scorso "più di 74 mila pasti e più di 56.780 litri di acqua potabile" alle popolazioni appartenenti alla minoranza Yazidi perseguitate dai jihadisti, e minacciate da fame e sete.

 

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