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Esteri
Foley, c'è un sospettato: "Il boia è un dj". Continua la bufera su Di Battista

Il britannico The Sun pubblica in prima pagina la foto di un ragazzo di 23 anni, definito "ex Dj", che secondo il tabloid di Rupert Murdoch, potrebbe essere il jihadista "John". Si tratterebbe dell'uomo con accento londinese sospettato di aver decapitato il giornalista americano James Foley nel macabro video diffuso il 19 agosto dagli jihadisti sunniti dello Stato Islamico (Is).

Si tratta di Abdel-Majed Abdel Bary, ragazzo di 23 anni, definito rapper ed ex dj, che secondo il tabloid di Rupert Murdoch, potrebbe essere il jihadista "John". Il nome di Abdel-Majed Abdel Bary è stato in cima alla lista dei sospettati fin da subito. Il tono del voce sembra simile a quello di "John" e anche corporatura e colore della pelle sono simili.

IL GOVERNO: "VANESSA E GRETA NON SONO IN MANO ALL'ISIS" - Non risulta al momento che Vanessa Marzullo e Greta Ramelli, le due volontarie rapite in Siria alla fine di luglio, siano in mano ai jihadisti dell’Isis. Lo ha detto all’Ansa il sottosegretario agli Esteri, Mario Giro, che ha ribadito l’invito a «mantenere il massimo riserbo» sulla vicenda.

«Il fatto che non siano in mano all’Isis per noi non è una smentita, perché mai avevamo avuto conferme ufficiali che lo fossero: dalla Farnesina l’unica cosa che continuano a ripeterci è che dobbiamo avere tanta pazienza». Così Salvatore Marzullo, padre di Vanessa, la ragazza rapita in Siria insieme all’amica Greta Ramelli, ha risposto all’Ansa sulle ultime notizie relative alla scomparsa. «Finora quelle che girano sono solo notizie di stampa - ha aggiunto - di ufficiale e sicuro a noi non è stato comunicato nulla».

DI BATTISTA INSISTE: "JIHAD COLPA DEGLI USA" - "A quel poveretto gli hanno messo addosso un divisa simile a quella indossata dai prigionieri a Guantanamo. Io penso che la violenza indecente, barbara, inaccettabile che ha subito quel ragazzo sia, in parte, figlia della violenza indecente, barbara, inaccettabile subita dai detenuti nel carcere di Abu Ghraib". E' uno dei passaggi, dedicato alla tragica uccisione di Foley, del post con il quale Alessandro Di Battista torna sulle polemiche suscitate dal suo intervento sull'opportunita' del dialogo con l'Isis. "Le violenze commesse in quella prigione - dice il deputato M5S - furono senz'altro figlie di quel desiderio di vendetta che molti americani hanno provato dopo l'indecente, barbaro, inaccettabile attentato alle Torri Gemelle quest'ultimo - accusa - anche figlio dell'indecente, barbaro, inaccettabile imperialismo nordamericano, l'imperialismo non e' soltanto nordamericano, che ha portato milioni di persone a morire di fame". "Ho ricevuto ogni genere di insulto in questi giorni. 'Terrorista', 'assassino', 'soggetto pericoloso per la societa''. Un giornale ha anche scritto che avrei intenzione di farmi esplodere in una metro. Il tutto per aver espresso delle idee, riportato dei fatti e provato a 'capire', un atto che rivendico con tutto me stesso", riprende Di Battista.

"Mi domando cosa possa succedere se dovessi mai compiere - ragiona per paradosso - uno di quei reati tanto cari ad esponenti di quei partiti che i giornali che mi hanno infangato portano sul palmo della mano. Qualcuno, in rete, mi ha anche augurato di fare la fine di quel povero reporter americano". "Si potrebbe continuare all'infinito - riprende - ma serve a qualcosa? Ha qualche utilita' sapere 'chi ha sparato per primo'? Ho provato a mettere in discussione il pensiero dominante. In tanti hanno letto quel che ho scritto (la 'macchina del fango' almeno a qualcosa serve) e di questo sono contento altri si sono fermati a una frase letta su qualche giornale. A questi ultimi consiglio di leggere tutto quello che ho scritto nella sua interezza. Il pensiero dominante ha scelto di contrastare il terrorismo in modo totalmente fallimentare e questo e' un fatto. Possibile che, nel 2014, l'essere umano, capace di conquiste scientifiche e tecnologiche straordinarie, pensi ancora che l'unico modo per risolvere un conflitto sia la violenza, siano le bombe o armare qualcuno?". "Dopo l'11 settembre 2001 si e' scelta una strada. Si sono inseriti concetti nuovi: 'guerra giusta', 'bombe intelligenti', 'guerra preventiva', 'esportazione di democrazia'. E' possibile mettere in discussione tutto questo? E' possibile - dice ancora - affermare che le orrende violenze commesse in questi giorni dall'ISIS siano collegate a quel che e' accaduto negli ultimi anni in Medio Oriente? Ci sono paesi, come quelli dell'ALBA che, al netto di tutti i loro difetti e limiti, stanno introducendo nuove visioni di sviluppo. Perche' non chiedere a loro idee e proposte per gestire la crisi mediorientale, una crisi che non riguarda certamente soltanto l'Iraq? Vi sembra davvero sensato obbedire, ancora una volta, a Washington nonostante non ne abbia fatta una giusta?". "Armare porta alla guerra e, come scrisse Terzani, 'non c'e' mai stata una guerra che ha messo fine alle guerre'. Questi giorni mi hanno insegnato due cose molto importanti. La prima e' che non basta certo una strumentalizzazione becera a farmi smettere di impegnarmi a fondo in quello in cui credo. La seconda e' che fare quel che si ritiene giusto al posto di quel che conviene ti fa vivere sostanzialmente male ma sostanzialmente ti fa sentire vivo. A riveder le stelle!", conclude Di Battista. L'ambasciatore iracheno in Italia: "Vada in Iraq a trattare con l'Isis, il suo passaporto è in regola".

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