Le squadre dell’Oim sul posto stimano che le violenze del fine settimana abbiano provocato “lo spostamento di oltre 500.000 persone dentro e fuori la città” di Mosul. Ieri il premier iracheno, Nouri al Maliki, ha chiesto al parlamento di dichiarare lo stato di emergenza e ha invitato i civili a una “mobilitazione generale” contro i jihadisti, mentre il governatore di Mosul ha annunciato che nell’assalto di ieri, i miliziani dell’Isis hanno rubato “milioni di dollari” dalle banche della seconda città irachena.
“Siamo preoccupati ed è necessario che la comunità internazionale e l’Italia appoggino il governo iracheno nella risposta alla minaccia del terrorismo”, ha auspicato il ministro degli esteri, Federica Mogherini, nel bilaterale con il collega iracheno Hoshyar Zebari a margine del vertice Ue-Lega Araba ad Atene.
I miliziani qaedisti controllano anche la provincia di Baiji, ricca di pozzi petroliferi tra Baghdad e Mosul. Lo riferisce la tv panaraba al Jazira. La tv precisa che le forze governative irachene non hanno opposto resistenza all’avanzata dell’Isis.
Jihadisti che appartengono in particolare all’Isil si sono impadroniti dunque della provincia di Ninive. È la prima volta che gli insorti assumono il controllo di un’intera provincia nel Paese, dove l’Isil ha già esteso la sua egemonia su Fallujah e diversi settori della provincia occidentale di al Anbar, vicino Ninive. Il governatore della provincia, Athil al Nujaify, ha chiesto che vengano processati da una corte marziale il comandante delle operazioni congiunte della provincia, generale Abbud Qanbar, e il capo delle forze terrestri, generale Ali Ghaidan, accusandoli di avere ingannato il premier, Nuri al Maliki, tenendo nascosta la reale situazione nella regione prima dell’attacco degli insorti. Anche il presidente del Parlamento, fratello del governatore, ha parlato di “negligenza” delle forze armate e dei servizi di sicurezza, accusando inoltre gli alti ufficiali di essere “fuggiti dai combattimenti, inducendo i soldati a gettare le armi e a scappare”.
Sono molti oggi, sulla stampa e in Parlamento, a chiedersi come i miliziani dello Stato islamico dell’Iraq e del Levante (Isis) abbiano potuto impadronirsi con tale facilità di Mosul, dell’intera provincia di Ninive e di parti di quelle di Salahuddin e Kirkuk, nonostante la presenza sul terreno di tre divisioni dell’esercito e 30.000 agenti della polizia locale e federale.

