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Esteri
L'Iraq chiede a Obama i raid aerei. Scappano le compagnie petrolifere

Il governo iracheno, di fronte alla minaccia jihadista sempre più inquietante, ha chiesto ufficialmente agli Usa di compiere raid aerei contro i miliziani jihadisti: lo ha detto il ministro degli esteri iracheno Hoshyar Zebari citato poco fa dalla tv panaraba al Arabiya. Nessuna risposta da Washington, per ora. Il capo di Stato maggiore Usa, Martin Dempsey, però, ha smentito l'utilizzo di raid aerei contro i terroristi, criticando il premier iracheno Nuri Al Maliki, "colpevole" secondo lui dell'attuale caos in Iraq. Stando al Wall Street Journal, per contrastare l'avanzata dei ribelli sunniti dell'Isis, gli Usa preferirebbero un approccio più strategico, fatto di assistenza dell'intelligence ai militari iracheni e sostegno degli alleati regionali.

Intanto, alcune delle principali compagnie petrolifere occidentali hanno dato l'ordine di evacuare gran parte del proprio personale in Iraq. Lo afferma la Cnn che cita fonti della compagnia di Stato dell'Iraq, dove infuria la battaglia tra le truppe governative che i miliziani jihadisti dell'Isis (Stato Islamico dell'Iraq e della grande Siria) che puntano verso Bagdad. In particolare, sarebbe in corso una "massiccia evacuazione" dello staff della Exxon Mobile, mentre Bp avrebbe già evacuato il 20% dei suoi. Anche i cinesi di Petrochina, il singolo investitore più importante nel settore petrolifero di Bagdad, stanno portando via lo staff "non essenziale". Secondo quanto riportato dall'irachena South Oil company, altre aziende petrolifere, tra cui l'Eni, non avrebbero invece in programma un'evacuazione.

Non è un mistero, del resto, che in Iraq i guerriglieri jihadisti puntino alla conquista delle infrastrutture petrolifere. La scorsa notte è stata attaccata la più grande raffineria del Paese a Baiji, 210 chilometri a nord di Baghdad. Aprendosi la strada con colpi di mortaio e mitragliatrici, i miliziani sunniti sono penetrati nell'enorme struttura e, secondo alcune fonti, avrebbero preso il controllo di tre quarti degli impianti. L'esercito iracheno sostiene però di aver respinto l'attacco e di aver ucciso 40 ribelli.

Ma la furia degli jihadisti non si ferma. Oggi i miliziani dell'Isis hanno preso possesso di tre villaggi nel nord dell'Iraq nella provincia di Salaheddin al termine di combattimenti con le forze di sicurezza e i residenti costati la vita ad almeno venti civili. Oggi il governo di New Delhi ha reso noto che quaranta operai edili indiani sono rapiti a Mosul. Gli operai, ha detto il portavoce del ministero, lavoravano a Mossul per conto di una compagnia edile turca.

E mentre infuria la battaglia in Iraq, i bambini sembrano essere, come spesso accade, le vittime sacrificali di un conflitto che durerà ancora a lungo. Molte foto mostrano piccoli che si sono uniti all'esercito regolare iracheno per combattere la minaccia jihadista, indotti da religiosi sciiti o anche dalla stessa famiglia. Bambini di neanche 10 anni che hanno in mano pistole e fucili, in un paese che, a poco a poco, è tornato nell'incubo della guerra.

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