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Esteri

Le forze di sicurezza curde, i peshmerga, hanno circondato decine di miliziani dello Stato islamico nella zona del monte Sinjar, a ovest di Mosul, in Iraq. Lo riferisce l’emittente satellitare al Arabiya, precisando che almeno 15 jihadisti sarebbero però riusciti a fuggire verso la Siria. Nella giornata di giovedì, le milizie curde hanno annunciato di aver rotto l’assedio che durava mesi intorno ai villaggi yazidi della zona, mettendo così in sicurezza una delle strade che conduce ai centri abitati della minoranza religiosa perseguitata dagli islamisti. I passi avanti dei curdi sono stati il risultato di una due giorni di incursioni nella regione di Sinjar che ha coinvolto almeno 8 mila combattenti peshmerga e pesanti raid della coalizione internazionale contro l’Isis, alcuni dei più intensi da quanto la campagna è cominciata, quattro mesi fa.

È stato Masrour Barzani, il figlio del presidente curdo e il capo dell’intelligence della regione autonoma curda in Iraq, a darne notizia: «Le forze peshmerga hanno raggiunto il Monte Sinjar, l’assedio alla montagna è stato tolto». Barzani ha sottolineato che le forze governative di Baghdad non hanno partecipato in nessun modo all’operazione. «Abbiamo chiesto al governo iracheno - ha riferito l’ufficiale curdo - di fornire le munizioni necessarie. Purtroppo non le hanno mandate e il loro contributo è stato pari a zero, a essere sinceri, soprattutto in questa operazione».«Le forze di sicurezza curde, i peshmerga, sostenute dai raid della coalizione internazionale, hanno riconquistato negli ultimi due giorni «100 chilometri di territorio iracheno nei pressi del monte Sinjar, da tempo nelle mani dello Stato islamico», ha annunciato il generale Usa James Terry, a capo della campagna militare di Washington contro i jihadisti di Abu Bakr al Baghdadi, citato dal quotidiano al Quds al Arabi.

Secondo Terry, sono rimasti uccisi, nel corso delle operazioni, diversi leader del gruppo islamista: tra di essi, il capo dei miliziani dello Stato islamico in Iraq, Abd al Basit, e il numero due del califfo al Baghdadi, Haji Mutazz. Dall’inizio delle operazioni nel mese di agosto, l’aviazione della coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti ha compiuto 1.361 raid contro postazioni dello Stato islamico in Iraq e Siria.

Nel frattempo vari capi jihadisti sono stati uccisi nel corso dei raid aerei statunitensi nel nord dell’Iraq, dove l’Isis controlla ampie porzioni di territorio. A renderlo noto è una fonte dell’amministrazione americana. Tra di essi non c’è il Califfo, Abu Bakr al Baghdadi, ma alcuni suoi uomini chiave. Secondo la fonte citata dal Wall Street Journal, tra il 3 e il 9 dicembre, sono morti sotto le bombe Abd al Basit (Inad Ala Mulla Gaidh), capo delle operazioni dell’Isis in Iraq, e Haji Mutazz (Abu Muslim al Turkmani), collaboratore di Baghdad. «Mutazz e Basit erano considerati capi di alto livello dell’Isis», ha detto la fonte.

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