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Corbyn: "L'Isis ha conquistato Palermo". Il video

La Camera dei Comuni britannica ha votato con 397 sì e 223 no a favore dell’allargamento alla Siria dei raid “anti-Isis”, come chiesto dal governo Tory di David Cameron. L’ok ai bombardamenti della Raf è arrivato dopo un travagliato e fluviale dibattito, durato circa 10 ore, in cui si è svolto un duello concitato tra il premier e il leader laburista Jeremy Corbyn. Quest’ultimo si è scontrato in diversi momenti coi deputati conservatori, in particolare quando ha preteso le scuse di Cameron, che il giorno prima aveva accusato Corbyn e i suoi fedelissimi di essere ‘simpatizzanti dei terroristi’. “Bollare così coloro che pensano di votare contro il governo” – ha affermato Corbyn nel suo intervento – “mina la credibilità dell’ufficio del Primo Ministro e credo anche la serietà del dibattito che stiamo affrontando oggi. Se lui ora vuole chiedere scusa per queste osservazioni, sarei felice di dargli modo di farlo”. Corbyn ha quindi fatto una pausa, ma il premier non ha battuto ciglio e non ha minimamente accennato ad alcuna intenzione di porgere le sue scuse. Il capo laburista ha poi esposto le ragioni del no ai raid aerei in Siria, menzionando come esempi disastrosi le azioni militari in Afghanistan, in Iraq, in Libia: “Questi precedenti dovrebbero indurre alla prudenza in nome del buon senso, non del pacifismo. Bisogna puntare su una soluzione politica anziché sui bombardamenti”. Corbyn ha poi sottolineato che una recrudescenza delle azioni militari in Siria non garantisce la sconfitta dell’Isis, visto che, nonostante i bombardamenti perdurino da più di un anno, lo Stato Islamico ha conquistato alcune città. E incappa in un lapsus: “L’Isis ha guadagnato la città irachena di Ramadi e la città siriana di Palermo”. Il leader laburista, ovviamente, intendeva la città di Palmira. La lunga discussione si è poi chiusa ai Comuni al sopraggiungere della notte: ben 67 deputati laburisti hanno votato con il governo conservatore e contro la linea di Corbyn. Sì anche dagli unionisti nordirlandesi del Dup e dai Liberaldemocratici. Compatto invece il no degli scozzesi dell’Snp.

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