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Esteri
Isis, Putin mostra le prove: Erdogan e la sua famiglia in affari col Califfato

Foto, mappe, video: la Russia ha rivelato al mondo quelle che considera le prove del traffici del presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, e della sua famiglia, accusati apertamente di arricchirsi con il traffico di contrabbando di petrolio e di 'saccheggiare" tanto la Siria che l'Iraq. La Russia non ha chiarito quali prova possegga del legame diretto di Erdogan e della sua famiglia con questi traffici, ma e' certo che in queste ore si e' raggiunto l'acme di quella guerra di parole cominciata con l'abbattimento del jet russo, da parte degli F-16 di Ankara Il ministero della Difesa russo ha mostrato immagini satellitari che mostrerebbero colonne di autocisterne cariche di petrolio vicino a installazioni controllate dall'Isis in Siria, prima di attraversare il confine ed entrare in Turchia.

Alcune immagini sono state diffuse anche dal Cremlino: un convoglio di camion attraversa il valico di Reyhanli, al confine tra Turchia e Siria, senza alcun controllo al posto di sicurezza. "La Turchia e' il principale consumatore del petrolio rubato ai suoi legittimi proprietari, Siria e Iraq. Secondo le nostre informazioni, la leadership del Paese -Erdogan e la sua famiglia- sono coinvolti in questo traffico criminale", ha tuonato il vice-ministro russo della Difesa, Anatoly Antonov.

"Forse sono troppo esplicito, ma il controllo di questo affare criminali si puo' affidare solo alle persone piu' legate a se'". Il presidente russo, Vladimir Putin, gia' aveva accusato nei giorni scorsi la Turchia di aver abbattuto il bombardiere Su-24, il 24 novembre, alla frontiera siriana per proteggere le vie di transito del petrolio, ma Antonov si e' spinto oltre entrando direttamente nel personale: "In Occidente, nessuno si fa domande sul fatto che il figlio del presidente della Turchia guida una delle maggiori aziende energetiche del Paese e che suo genero e' il ministro dell'Energia? Quale meraviglioso business familiare". L'accusa punta dunque sul figlio del presidente, Bilal Erdogan, le cui navi, secondo alcuni media occidentali, venderebbero petrolio dell'Isis sul mercato nero. In concreto, il ministero della Difesa russo ha accusato la Turchia di comprare "200.000 barili al giorno di petrolio" dall'Isis e non solo, di inviare armi ai terroristi. Una pratica, quest'ultima, ha detto il capo del Cento nazionale per la difesa, Mikhail Mizintsev, che Ankara non ha intenzione di fermare.

"Nell'ultima settimana sono passati dalla Turchia alla Siria 2.000 militanti, piu' di 120 tonnellate di munizioni e circa 250 veicoli destinati all'Isis e alle unita' di Jabhat al-Nusra", ha affermato Mizintsev. La Turchia sarebbe cosi' il primo consumatore del petrolio venduto dall'Isis: Mosca si e' spinta fino a dire di essere a conoscenza di tre rotte attraverso le quali l'Isis invia petrolio. Quella occidentale consente di prelevare il petrolio nelle raffinerie vicino Raqqa per condurlo ad Azaz, la citta' siriana che collega Aleppo con il confine turco. Da qui colonne di autocisterne entrano in Turchia attraverso la citta' di Reyhanli, dice il ministero in base alle immagini satellitari che sostiene di possedere e che mostrerebbero l'attraversamento della frontiera di centinaia di autocisterne. "Nessuna ispezione viene fatta sui veicoli in uscita", accusa il vicecapo di Stato maggiore Serghei Rudskoi. Alcuni carichi sono destinati al mercato domestico e altri esportati attraverso i porti nel mediterraneo di Iskenderun e Dortyol.

La seconda rotta, secondo il ministero, parte dalla provincia siriana di Deir Ez-zourin e le autocisterne attraversano il confine a Al-Qamishli, in una zona sotto il controllo dei qaedisti del Fronte al-Nusra, e si dirigono nella citta' turca di Batman. La terza, infine, consente il passaggio del greggio dall'est della Siria e dall'ovest dell'Iraq fino alla punta sud-orientale della Turchia. I satelliti hanno catturato sin dall'estate centinaia di immagini di cisterne che attraversano il confine e da quel momento, il flusso, secondo il ministero, non ha avuto interruzioni. Quelle rilasciate oggi, conclude il ministero, sono solo una parte delle prove in suo possesso. Ma altre informazioni di intelligence saranno rese note nei prossimi giorni e nelle prossime settimane. Furente, il presidente Erdogan ha chiesto nuovamente le prove dell'accusa: "Nessuno ha il diritto di calunniare la Turchia accusandola di comprare petrolio dall'Isis".

"Non ho perso i miei valori a tal punto di comprare petrolio da una organizzazione terroristica", ha aggiunto il leader turco, ripetendo che e' pronto a dimettersi se si dimostra il traffico di petrolio, invitando chi lancia le accuse a fare altrettanto. Erdogan parlava dal Qatar, nel corso di una cerimonia in cui e' stato investito di una laurea 'honoris causa'. E in contemporanea alla sua visita nel ricco emirato, l'azienda pubblica Botas e l'azienda nazionale di petrolio del Qatar hanno firmato un accordo di lunga durata per l'importazione di gas naturale liquido dal qatar. Al momento, la Turchia importa la meta' del gas che consuma dalla Russia, ma considerata la cerscente tensione Ankara ha deciso di mettersi al riparo.

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