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“Frustati con cavi elettrici”. Così Isis tortura i ragazzini curdi

Percossi, abusati, torturati, costretti a recitare passi del Corano e a guardare video dei miliziani in azione. E’ quanto hanno dovuto subire circa 250 ragazzini curdi, tutti tra i 14 e i 16 anni, rapiti il 29 maggio scorso mentre tornavano a casa a Kobane da Aleppo. Il racconto choc della ong Hrw

Torturati e maltrattati, percossi con cavi elettrici, costretti a recitare passi del Corano e a guardare video dell’Is in azione. Così sono stati trattati molti ragazzini curdi tra i 14 e i 16 anni di Kobane, la città al confine tra Siria e Turchia dove è in corso un’offensiva dello Stato islamico. La denuncia arriva dalla ong Human Rights Watch. Dopo quattro mesi di prigionia con altri 100 ragazzi circa, quattro adolescenti hanno raccontato all’organizzazione gli abusi a cui sono stati sottoposti.

“Dall’inizio della rivolta siriana, i bambini hanno sofferto gli orrori della detenzione e della tortura, prima da parte del governo di Assad e ora dall’Isis – ha detto Fred Abrahams, consulente per i diritti dei bambini di Hrw – Questa prova di torture e maltrattamenti di bambini da parte dell’Isis sottolinea il motivo per cui nessuno dovrebbe sostenere la loro impresa criminale”.

I ragazzi, circa 250 tutti tra i 14 e i 16 anni, erano stati rapiti il 29 maggio scorso mentre tornavano a casa a Kobane da Aleppo dopo aver sostenuto gli esami di scuola media. A poche ore dal rapimento erano state rilasciate tutte le ragazze, circa un centinaio, mentre i restanti 153 erano stati portati in una scuola a Manbij, città a circa 55 chilometri a sudest di Kobane. Nei mesi estivi era stato rilasciato un primo gruppo composto da 50 giovani, mentre altri 75 avevano dovuto aspettare la fine di settembre prima di poter riavere la libertà, un mese prima del rilascio degli ultimi 25.

I quattro ragazzi hanno raccontato ad Hrw che le guardie che controllavano la scuola di Manbij, dove sono stati sottoposti a indottrinamento, erano molto severe con chi provava a scappare ed era riservato un trattamento particolarmente duro ai giovani provenienti da famiglie legate alle Unità di protezione del popolo (Ypg). “Quelli le cui famiglie erano vicino all’Ypg hanno sofferto di più – ha rivelato uno di loro – Chiedevano ai ragazzi di dare loro gli indirizzi delle famiglie, cugini, zii, dicendo, gli uomini dell’Ypg sono ‘kafir’ (infedeli)”.
 
Durante la prigionia ai ragazzi era vietato parlare in curdo e tutti erano costretti a pregare 5 volte al giorno, secondo le regole dell’Islam. Divisi in otto gruppi vivevano in condizioni particolarmente disagiate, costretti a dormire sul pavimento ed era concesso loro fare il bagno una volta ogni due settimane. Secondo i ragazzi, le guardie e i docenti di religione provenivano da varie nazioni, Tunisia, Libano, Siria, Libia, Giordania e Arabia Saudita. I più duri, dicono gli adolescenti, erano certamente i siriani, in particolare uno, noto come di Abu Shehid, originario di Aleppo.

Prima del rilascio, agli adolescenti non è stata data alcuna spiegazione: è stato detto loro solo che avevano concluso il periodo di formazione religiosa, hanno ricevuto 150 lire siriane, poco meno di un euro, e un Dvd contenente materiale religioso.