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Esteri
Israele, elezioni: Netanyahu a sorpresa rimonta e vince

Benjamin Netanyahu, andato a dormire con gli exit poll che lo davano testa a testa con il rivale di centro-sinistra Isaac Herzog, e risvegliatosi trionfatore a sorpresa nelle urne, promette che formera' il suo nuovo governo "di centro-destra", e non di unita' nazionale come avrebbe voluto il presidente Reuven Rivlin, "entro due/tre settimane". Lo ha reso noto in una dichiarazione il suo partito il Likud: "Il premier (uscente) ha parlato con tutti i leader dei partiti che entreranno nella nuova coalizione". Il riferimento e' agli alleati di Focolare Ebraico, il partito dei coloni di Naftali Bennet, i centristi di Kulanu, di Moshe Khalon (ex Likud ed ex ministro di Netanyahu), Yisrael Beiteinu del falco ministro degli Esteri Avigdor Lieberman, la destra religiosa sefardita dello Shas di Aryeh Deri, e quella dello United Torah Judaism. Spettera' ora a Rivlin, come prevede la legge, affidare l'incarico al candidato che ha maggiori chance di formare un governo (non automaticamente al leader del partito che ha raccolto piu' voti, anche se nel caso di Netanyahu le due caratteristiche coincidono). Quest'ultimo avra' a disposzione 42 giorni di tempo.

Dalle urne il Likud è emerso vincitore con 29 seggi sui 120 della Knesset (nel 2013 ne aveva ottenuti solo 18), 5 in piu' dei favoriti (nei sondaggi) del Fronte Sionista di centro sinistra di Isaac Herzog, fermi a quota 24. Terzi con 14 seggi i partiti arabi, uniti per la prima volta in un'unica lista. A seguire i centristi di Yar Lapid con 11 deputati (in forte calo contro i 19 di due anni fa) membri del governo uscente ma non citati dal Likud in quello nuovo. Al quarto posto si registra l'exploit di Kuluna, il movimento sempre centrista, fondato solo lo scorso novembre da Moshe Khalon, con 10 seggi, che diventa l'ago della bilancia. Khalon, prima di conoscere i risultati, aveva annunciato di essere pronto a governare sia con Netanyahu che con Herzog e che si sarebbe regolato in base ai risultati. La destra nazionalista dei coloni di 'Focolare Ebraico' di Naftali Bennet, alleato di Netanyahu, e' stata penalizzata: dai 12 deputati del 2013 e' sceso a 8. Con 7 deputati a testa i due partiti religiosi: la destra ultraortodossa dello Shas (ne aveva 11) e lo United Torah Judaism, che conferma quelli che aveva. Batosta per la destra di Yisrael Beitenu, del 'falco' per eccellenza, il ministro degli Esteri, Avigdor Lieberman, che ha ottenuto solo 6 seggi contro i 13 della precedente Knesset. La sinistra del Meretz arretra a 4 seggi (2 in meno).

 Anp che ha espresso, a scrutinio ancora in corso, la sua delusione. Il capo negoziatore Saeeb Efrekat ha anticipato che i plaestinesi risponderanno alla vittoria di Netanyahu seguendo la linea tracciata da quando lo scorso aprile sono naufragati i negoziati di pace: ottenere il riconoscimento unilaterale dello Stato palestinese all'Onu e dal maggior numero possibile di Paesi.  "E' chiaro - ha detto Erekat - che il primo ministro Benjamin Netanyahu formera' il prossimo governo e per questo, diciamo chiaramente che andremo avanti con la denuncia (di Israele) al tribunale dell'Aja (per i crimini di guerra) e che accelereremo e intensificheremo" gli sforzi diplomatici per ottenere il riconoscimento dello Stato palestinese. Netanyahu ha vinto puntando tutto sulla destra e senza corteggiare il centro: oltre a bocciare ogni ipotesi di Stato palestinese ha martellato gli elettori con la minaccia alla sicurezza dello Stato ebraico rappresentata dal programma nucleare iraniano e dall'avanzata dello jihadismo di Isis e delle altre sigle del terrorismo islamico. Scelte rivelatesi vincenti. 

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