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Israele, Netanyahu primo ma senza maggioranza: i partiti arabi sono l’ago della bilancia. Rischio nuove elezioni

Per legge i risultati ufficiali devono essere pubblicati entro il 4 novembre

Israele, Netanyahu primo ma senza maggioranza: i partiti arabi sono l’ago della bilancia. Rischio nuove elezioni
Associate Press/ LaPresse Only Italy and Spain

Israele, Netanyahu primo ma senza maggioranza

Nessun cambiamento nella composizione dei blocchi in Israele quando la Commissione elettorale centrale ha completato lo scrutinio di circa il 99,7% dei voti. Secondo i risultati aggiornati, la configurazione rimane invariata: il blocco di Netanyahu si attesta a 53 seggi, quello di Eisenkot a 48 e i partiti arabi a 19. Questa la ripartizione aggiornata dei seggi: Likud 27, Yashar! 21, Yachad 12, Lista Comune 11, Ra’am 8, I Democratici 8, Ebraismo della Torah Unito 7, Yisrael Beiteinu 7, Shas 6, Otzma Yehudit 7, Sionismo Religioso e Zehut 6.

Rispetto ai conteggi di ieri gli spostamenti avvengono solo all’interno dei blocchi: il Likud guadagna un seggio a spese dell’alleato ultraortodosso Shas, mentre tra i partiti arabi Ra’am sale di uno a scapito della Lista Comune, che nel dato di ieri pomeriggio era a 12 seggi contro i 7 di Ra’am.

Nessuno dei due schieramenti raggiunge i 61 seggi necessari per la maggioranza nella Knesset, composta da 120 deputati: al blocco del premier ne mancano otto, a quello dell’ex capo di stato maggiore Gadi Eisenkot tredici. Il risultato ribalta i sondaggi della vigilia, che davano Yashar! in testa con 22 seggi contro i 19 del Likud. Il presidente Usa Donald Trump ha rivendicato la rimonta del premier, attribuendola al proprio sostegno.

Il campo di Netanyahu riunisce il Likud, i partiti ultraortodossi Shas ed Ebraismo della Torah Unito e le formazioni di estrema destra di Itamar Ben Gvir (Otzma Yehudit) e Bezalel Smotrich (Sionismo Religioso). Il blocco d’opposizione comprende invece Yashar!, Yachad, la lista guidata da Naftali Bennett e Yair Lapid, Yisrael Beiteinu e i Democratici di Yair Golan. Ago della bilancia sono i partiti arabi, che con 19 seggi quasi raddoppiano il risultato di quattro anni fa, sostenuti da un’affluenza senza precedenti nella comunità araba. La partecipazione complessiva è stata record: alle 20 di martedì aveva già votato il 74,3% degli aventi diritto, oltre il dato finale del 2022, pari al 70,63%.

Netanyahu ha escluso qualsiasi governo sostenuto dai partiti arabi e, secondo l’emittente Channel 14, ha assicurato a Ben Gvir e Smotrich che il blocco resterà unito. Il Likud ha inoltre accusato i partiti arabi di aver “rubato” le elezioni con brogli in numerosi seggi; il presidente Isaac Herzog ha replicato invitando a non infangare un’intera comunità che ha esercitato il diritto di voto, mentre lo Shin Bet ha parlato di un’indagine circoscritta.

Eisenkot ha escluso di servire sotto Netanyahu, anche in un governo a rotazione, e ha letto il voto come una sfiducia nel governo in carica, ribadendo l’obiettivo di un esecutivo sionista fondato sulla leva militare per tutti. La sua strada verso la maggioranza passa però per l’appoggio di Ra’am e della Lista Comune: un’opzione sostenuta dai Democratici di Golan, ma frenata dagli altri partner. Liberman, secondo Channel 12, non intende appoggiare né un governo Netanyahu né un esecutivo di minoranza dipendente dai partiti arabi. Le opposizioni valutano intanto di usare i propri numeri alla Knesset per sostituire lo speaker Amir Ohana con Lapid.

Per legge i risultati ufficiali devono essere pubblicati entro il 4 novembre, dopodiché Herzog aprirà le consultazioni. Il capo dello Stato ha chiesto di fare tutto il possibile per evitare un nuovo ricorso alle urne e, secondo Channel 11, incontrerà separatamente Netanyahu ed Eisenkot per sondare la fattibilità di un governo di unità nazionale.

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