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Esteri
Difficile viaggio di Netanyahu negli Usa. Israele contro Obama


In piena campagna elettorale nel suo Paese (si vota il 17 marzo) il premier israeliano Benjamin Netanyahu è arrivato negli Stati Uniti per entrare a gamba tesa in quella americana. Domani, davanti alle camere riunite, terrà un discorso su una delle questioni diplomatiche più delicate sullo scacchiere internazionale: la trattativa sul programma nucleare iraniano che, secondo gli ultimi accordi, dovrebbe giungere a conclusione entro la fine di giugno. L'obiettivo di Netanyahu, secondo molti analisti, è duplice: fare pressione sul Congresso perchè il negoziato sia bloccato e, sul fronte della politica interna americana, mettere in difficoltà Barack Obama.

I rapporti tra i due, già difficili, escono sicuramente deteriorati dal solo annuncio del discorso: il premier israeliano non sarà ricevuto alla Casa Bianca e nessun membro del governo assisterà al suo speech. E anche in Israele si amplia il fronte critico alla visita con 170 ex militari dell'intelligence che ne sottolineano i rischi. Prima della partenza: Bibi al muro del pianto Le elezioni in calendario tra due settimane vedono il Likud di Netanyahu in difficoltà, messo sotto pressione dall'Unione Sionista di Isaac Herzog. La sua ultima mossa ufficiale in Israele prima di partire per Washington è stata una visita al Muro del Pianto, facendo leva sul problema della sicurezza. Quella che sta per iniziare è "una missione storica - ha detto - ho una profonda e genuina preoccupazione per il popolo di Israele e farò tutto ciò che è in mio potere per garantirne la sicurezza". La dura reazione Usa alla visita Susan Rice, consigliere di Obama per la sicurezza nazionale, ha definito "distruttiva" la visita di Netanyahu, invitato dal leader dei Repubblicani John Boehner senza aver concordato nulla con la Casa Bianca. Storicamente buone, le relazioni tra i due Paesi stanno subendo uno strappo fortissimo: i senatori e i deputati democratici ne boicotteranno il discorso e da John Kerry, il segretario di Stato americano, è arrivata la stoccata.

"Se ci sono le condizioni - ha detto - l'accordo sul nucleare si farà". Il portavoce del presidente iraniano Hassan Rouhani, Hamid Abutelabi, ha commentato che la mossa di Netanyahu non avrà altro esito che quello di allontare Israele e Stati Uniti, una condizione "da cui l'Iran trarrà benefici". L'opposizione israeliana al discorso E' una notizia di ieri pomeriggio: un nutrito gruppo di ex ufficiali dell'intelligence israeliana - oltre 170 - ha ammonito il premier sui rischi del suo discorso al Congresso. Secondo gli ex militari - che raramente commentano pubblicamente la vita politica del Paese - è una mossa che fa perdere credibilità ad Israele davanti alla Casa Bianca e rafforza per contro l'Iran. L'accordo sul nucleare L'accordo sostenuto dagli Stati Uniti prevede che l'Iran intervenga sul processo di sviluppo nucleare in modo da rendere irrealizzabile una bomba atomica - obiettivo sempre smentito da Teheran - e si dovrebbe arrivare a conclusione entro giugno. Sullo sfondo resta il caso Spycables, documenti con cui il Mossad smentisce il premier sull'atomica israeliana.
 

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