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Esteri
Attentati a Bruxelles, Kyenge (Pd): e ora non chiudiamo le frontiere
Attentati a Bruxelles. Affaritialiani.it intervista Cecile Kyenge: no alla chiusura delle frontiere


Non teme che dopo gli attacchi terroristici a Bruxelles l'Europa possa arrivare alla chiusura delle frontiere e alla sospensione del Trattato di Schengen?
"Questa ipotesi era già sul tavolo, per cui credo che sia un punto che l'Europa sta già affrontando. Ma il vero punto è un altro".

Dica...
"E' quello di dare delle risposte concrete a qualunque minaccia terroristica senza cedere alle paure".

Quali sono le risposte concrete?
"Dobbiamo concentrarci su quale risposta efficace occorre dare, che non è semplicemente quella di dire 'chiudiamo le frontiere'".

Quindi?
"Occorre iniziare a fare un'analisi profonda sulle cause del terrorismo e soprattutto su chi finanzia tutti questi gruppi terroristici. Non possiamo cedere a una semplificazione che alla fine banalizza il tema".

Ma lei cosa farebbe?
"Il tema è quello di affrontare con concretezza tutti questi punti: sistema di coordinamento di intelligence a livello europeo, tracciabilità obbligatoria delle risorse economiche, adottare politiche di integrazione e capire quali sono i luoghi dove i gruppi terroristici vanno a fare reclutamento".

Forse è questo il punto chiave, il reclutamento dei terroristi...
"Certo, in questo discorso rientra il tema della radicalizzazione e del reclutamento che riguarda le prigioni, Internet e le politiche che non danno delle risposte ai giovani. Ma riguarda anche tanti altri temi, come la nostra collaborazione con i paesi fuori dall'Unione europea".

Insomma, non serve chiudere le frontiere...
"E' un tema che non può essere semplificato dicendo 'chiudiamo le frontiere'. Abbiamo visto statisticamente che chiudere le frontiere significa buttare 10 miliardi all'anno per l'Italia e 140 miliardi per l'Europa. Molto meno che investire in altre politiche di prevenzione. Uscirei quindi da una semplificazione che rende banale qulunque tema. Qui c'è bisogno di una presa di posizione molto forte: primo condannando quanto accaduto e poi facendo azioni che sono fuori dal populismo".

Teme che le forze populiste in Europa possano utilizzare questi attentati per la loro propaganda?
"Vivono di questo, di cosa ci stupiamo. Il punto è un altro ed è quello di andare oltre le proprie politiche e le proprie ideologie, che poi sono gli interessi elettorali e cioè la volontà di vincere le elezioni".

Quindi cosa serve?
"Bisogna dare una risposta concreta intervenendo sulle cause e senza cedere alle paure. Non bisogna vivere dentro al fabbrica della paura perché questo sarebbe la vittoria dei terroristi. Quello che vogliono è far vivere i popoli dentro la paura. E credo che non dobbiamo cedere a tutto ciò".

Ma come?
"Il compito e il ruolo di chi siede dentro le istituzioni è quello di rimuovere tutti gli ostacoli, prevenire i conflitti e cercare di fare una politica di buona convivenza tra tutte le persone. Cerchiamo di essere lucidi in questo momento di difficoltà e di crisi. E' vero, le difficoltà ci sono, i problemi economici ci sono e vanno date delle risposte, ma non dobbiamo cedere a facili associazioni e a facili semplificazioni. Il populismo vive dove non ci sono delle risposte, non è questo che mi stupisce. Hanno sempre fatto così, il punto è andare oltre".
 

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attentati a bruxelles dichiarazione cecile kyenge: no alla chiusura delle frontiere
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