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Esteri

Di A.N.

Pandeli Majko 500

"Domenica gli albanesi voteranno per eleggere una nuova classe politica, di sinistra. La mentalità che ha dominato dopo il comunismo ha esaurito la sua funzione, consentendo il passaggio all'economia di mercato". Pandeli Majko è uno dei giovani leader socialisti albanesi, candidato nel distretto di Tirana, e ad Affaritaliani.it spiega: "La crisi albanese, storicamente, inizia e finisce con il furto di voti. Questa è la nostra vergogna. Non riusciamo a contare, banalmente, le schede come un paese normale". E aggiunge: "La verità è che l'Albania assomiglia a quel fratello minore che quando ha bisogno chiede aiuto al fratello maggiore". Poi auspica che agli emigrati che ora vivono in Europa sia permesso partecipare al voto in patria per "scuotere la politica albanese".


Onorevole Majko, come voteranno gli albanesi?
Domenica gli albanesi voteranno e eleggeranno una nuova classe politica. La mentalità che ha dominato dopo il comunismo ha esaurito la sua funzione, consentendo il passaggio all'economia di mercato, fondata sulla libera iniziativa dell'individuo. Anche se Il paese al momento è ancora governato - con una mano forte - dal più anziano uomo politico dell'est ex comunista. Le elezioni in Albania saranno vinte dalla sinistra. Ma i problemi non finiranno, anzi. Noi non assumeremo il governare del Paese come un merito, ma come una sfida. La gente vuole speranza e cambiamento. E noi dovremo essere all'altezza. Non c'è altro modo!

In questi ultimi anni l'Albania è stata governata da Berisha. Sono lontane le contrapposizioni  - che spesso degeneravano in manifestazioni violente - tra destra e sinistra. Andrà in pensione la vecchia generazione dei Berisha e dei Nano che ha la responsabilità di aver lasciato l'Albania fuori dall'Europa?             
In Albania - e non siamo un caso isolato - esiste una partitocrazia mediocre che si caratterizza per la sua mancanza di idee. Consuma il suo tempo alimentando un conflitto inutile. La crisi albanese, storicamente,  inizia e finisce con il furto di voti. Questa è la nostra vergogna! Non riusciamo a contare, banalmente, i voti come un paese normale.  Scherzando con i colleghi della destra, ho suggerito di dare in "concessione" il sistema del conteggio dei voti in Albania. Dal modo di fare politica che abbiamo imparato dagli italiani, così tutt'ora influente in Albania, abbiamo appreso più le cose negative che i suoi valori. Io però non sono pessimista.

Torniamo per un attimo agli anni in cui lei è stato Primo Ministro. A distanza di oltre dieci anni dalla guerra del 1999, come giudica la sua esperienza?
Sinceramente non so giudicarmi. Oggi la valutazione delle mie decisioni passate sarebbe ancora condizionata dal dibattito di oggi. Comunque non rimpiango nulla, non  sono così vecchio!

In quei mesi l'Albania fu al centro del mondo. I capi di Stato più importanti - da Clinton a Blair, da D'Alema a Schroeder - arrivarono a Tirana per incontrarla. L'Occidente guardava a questa parte dei Balcani come ad un Paese piccolo ma importante, strategico. Perché l'Albania non è riuscita ad utilizzare quell'occasione per uscire dalle sue difficoltà e avviarsi ad un rapido sviluppo?
Sarebbe una  risposta troppo lunga! Devo dire che conservo dei "segreti" di quei mesi che al momento tengo per me. Quello che posso dirvi è che da allora ho un altro rapporto con il tempo: sia con il presente che con il futuro. Anche se può sembrare un complimento, vi dico che non sarei quello che sono senza la scuola della politica italiana, che ho seguito e seguo con molta attenzione.  

In quegli anni i rapporti con l'Italia furono difficili. La vecchia diplomazia italiana era schierata con Fatos Nano e la considerava un ragazzo prepotente, nonostante le assicurazioni e la stima di D'Alema. Come giudica oggi il ruolo avuto dall'Italia in quei mesi?
C'è un vecchio equivoco nei rapporti tra Italia e Albania che sta tutto nel modo diverso di concepire l'amicizia. Per noi l'amicizia ha un valore totale, si è amici fino in fondo … "tutto o niente"… Noi chiediamo all'amico un rapporto esclusivo. Questo ovviamente non può accadere tra due paesi, due popoli. Però noi ci arrabbiamo lo stesso, proviamo un amore adolescenziale per l'Italia, che ci portiamo dietro fin dalla prima guerra mondiale. La verità è che l'Albania  assomiglia a quel fratello minore che quando ha bisogno chiede aiuto al fratello maggiore, e non appena riesce ad uscirne fuori, scappa e se ne va. Non sono mancati neppure i dissapori…   Entrambi sanno che si vogliono bene, ma esprimere l'amore apparirebbe una debolezza. La storia tra l'Italia e l'Albania è inspiegabile proprio perché c'è più amore che business e protocollo. La prima regola di questa relazione è: "Non ci sono regole"… Eppure a me piace così com'è.

Parliamo ora dei giovani del PS albanese. Per anni vi siete divisi. Oggi siete tutti uniti? Resisterà questa unità alla prova del governo?
Se ci muoviamo secondo i criteri in voga in Italia, ci aspettano giorni difficili. Spero che, in ogni caso, troveremo la soluzione. Devo anche dire che nella politica albanese è da tempo che prevale il principio della stabilità. Non sempre ciò che sembra è ciò che realmente accade in Albania.

Siete tutti convinti europeisti. Ma davvero, guardando alla crisi terribile dell'Europa di oggi, pensate che l'Albania per emanciparsi debba entrare in Europa?
Gli albanesi non vogliono saperne nulla della "crisi" europea. Le loro priorità sono avere "spazio" e "opportunità". Siamo una nazione che assorbe senza problemi le differenze di religione e abbiamo convissuto con tutti gli imperi che via via sono stati travolti dall'umanità. Non ci colpisce l'apparenza, ma badiamo al risultato. La crisi per il giovane albanese, se vogliamo essere franchi, è un'opportunità, non una disperazione come per i vostri giovani. L'Europa, in questi ultimi due decenni, ha accolto tra le sue braccia un terzo della popolazione albanese emigrata. Mi sorprende come Bruxelles non faccia alcuna pressione o non si ponga l'obiettivo di aiutare gli emigrati albanesi ad esercitare il loro diritto di voto in Albania. Nel Parlamento del Regno Unito c'è un'iniziativa su questo tema. Il loro voto sarebbe una "rivoluzione" sociale e politica in Albania. Immaginate che grande scossa per noi potrebbe venire dalla corrente più vitale e pro europea del nostro popolo rappresentata dagli emigrati albanesi che vivono in Italia, Grecia, Germania, Gran Bretagna ecc. Sono sicuro che il loro voto produrrebbe uno stimolo qualitativo nel fare politica e nel dirigere il nostro Paese.

Come sintetizzerebbe il vostro programma di governo ad un osservatore straniero? Quali sono le cose che oggi fanno la differenza reale tra destra e sinistra in Albania?
Temo di essere frainteso. In Albania c'è una differenza sostanziale, una spaccatura tra le generazioni. Sono preoccupato, non lo nascondo. La politica albanese viaggia come una locomotiva a carbone rispetto alle richieste di cambiamento che proviene dalle generazioni più giovani. Non è una questione di "sinistra" o "destra". E' molto di più, e ciò dimostra che siamo arrivati alla fine del capitolo "imitiamo l'Occidente". Dobbiamo creare la nostra identità, pena la distruzione di tutto ciò che abbiamo costruito: è quello che voi chiamate l'antipolitica. Non è solo un problema albanese.

Lei non ha mai ceduto alla tentazione della "Grande Albania". Quali sono i rapporti con i vicini?
Non esiste nessun concetto politico di "Grande Albania". Quello che sta succedendo è che gli albanesi si stanno riprendendo, con  razionalità, la loro identità che non è al servizio degli interessi di espansione europea nei Balcani. Lo spazio che oggi abitano gli albanesi è diviso in vari paesi. Questo non è un dramma. Al contrario, con un po' di saggezza e buona volontà questo si può trasformare in forza, che per noi albanesi ha un grande valore.

In Italia vivono 1 milione e mezzo di abanesi. Ha qualcosa da dire a loro?
Sono orgoglioso di loro. Se non mi fossi occupato di politica, anch'io sarei stato uno di loro. E' il dramma della mia generazione, e nella storia italiana dell'immigrazione è ben nota. Gli emigrati albanesi hanno dato moltissimo al loro paese di origine e non hanno ricevuto mai niente, e la parola "grazie" per loro è poco.

La nazionale di calcio albanese sta concretamente lottando per la qualificazione ai prossimi mondiali del 2014 in Brasile. E combatte con nazionali molto blasonate. Il suo collega Rama su Twitter si è lasciato andare ad una cronaca entusiasta del pareggio 1-1 con la Norvegia.  Lei guarda il calcio? Se la immagina una partita del mondiale Italia-Albania?
Voi italiani usate il calcio come se voleste misurare qualcosa di intagibile. Si, va bene, sogno - come tutti gli albanesi - di battervi nel calcio e di urlare e gridare di gioia come solo noi sappiamo fare… Salvo poi, la stessa notte, chiedermi nel sonno: "Come abbiamo potuto fare questo proprio all'Italia?" Credetemi, questo non succederà solo nel calcio…

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