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Esteri

Di Bernard Guetta

Una sconfitta eclatante. Dopo aver costretto lo stato americano a fermarsi e mettere i suoi dipendenti in cassa integrazione in mancanza di un budget e aver minacciato di bloccare l’innalzamento del debito e spingere gli Stati Uniti verso l’insolvenza, nella notte di mercoledì il Tea Party ha fatto marcia indietro senza aver ottenuto nulla. Attraverso il blocco e la minaccia di far fallire la prima economia mondiale, l’ala destra del Partito repubblicano voleva ottenere l’abbandono del progetto di copertura medica generale per tutti gli americani. Ostile allo stato e a ogni forma di protezione sociale, il Tea Party voleva distruggere quella che sarà ricordata come la grande opera di Barack Obama. Agli occhi del movimento la riforma sanitaria segna l’avvento del comunismo e la fine dell’America, soltanto perché concede a 40 milioni di famiglie povere i mezzi per curarsi.

Il Tea Party ha perso la sua battaglia. La copertura medica non è stata rimessa in discussione. Barack Obama ha vinto. Gli estremisti hanno dovuto cedere, perché la loro linea dura aveva scatenato la rabbia non soltanto dei democratici ma anche degli elettori moderati del loro partito e delle grandi imprese, tradizionalmente schierate con la destra ma in questo caso preoccupate per la stabilità e la credibilità economica del paese. In teoria la partita è ancora aperta, perché adesso bisognerà trovare un compromesso sul debito e il budget per il primo trimestre dell’anno prossimo, ma dopo una sconfitta così clamorosa il Tea Party non sarà nella posizione di tornare a fare la voce grossa.

Resta il problema delle istituzioni americane, concepite per costringere i due partiti a governare insieme in una sorta di compromesso permanente e mantenere gli Stati Uniti al centro dello scacchiere politico. È per questo che il mandato presidenziale è breve e ci sono elezioni parlamentari ogni due anni. Per l’America la coabitazione è una consuetudine, ma se uno dei due partiti (in questo caso quello repubblicano) deve convivere con un’ala radicale e intransigente allora la macchina si blocca pericolosamente. Come quelle europee, le istituzioni americane andrebbero ripensate, ma modificarle sarebbe molto difficile.

(Traduzione di Andrea Sparacino) da internazionale.it

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