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Esteri
Corea del Nord (13)

La Corea del Nord non è affatto nuova a minacce e provocazioni collegate al suo programma nucleare, ma nelle ultime settimane la retorica militarista di Pyongyang ha subito un'escalation preoccupante: prima la minaccia di rompere l'armistizio con Seoul del 1953, poi l'interruzione di una "linea rossa" di comunicazione con il Sud sul confine, quindi l'annuncio di aver messo in stato di allerta le sue forze armate e di aver puntato le sue testate contro le basi Usa nel Pacifico. E soprattutto, la sbandierata determinazione a effettuare un attacco nucleare preventivo contro gli Usa o la Corea del Sud.

Finora, come ha spiegato alla Bbc l'esperta di analisi nucleare al Royal United Services Institute di Londra, Andrea Berger, il regime nordcoreano ha dato seguito soltanto all'interruzione della "linea rossa" di comunicazione, e molti osservatori dubitano che andrà oltre gesti dimostrativi, almeno nel futuro prossimo. I continui attacchi verbali del dittatore Kim Jong-un - ragionano in molti - hanno come principali destinatari di ascolto i suoi concittadini, sono cioè a uso interno per dimostrare che il giovane e inesperto successore di Kim Jong-il è un vero leader.
 

COREE: 4 MESI DI ESCALATION TRA NORD E SUD

Una penisola senza pace: dalla divisione nel 1945 all'altezza del 38mo parallelo, le due Coree non hanno mai smesso di farsi la guerra. Ci fu il conflitto in Corea del 1950 e l'accordo del 1972 per una riunificazione pacifica, la breve ripresa delle ostilita' nel 1983 dopo un attentato in Birmania contro il presidente sudcoreano. La tensione e' tornata ai livelli di guardia nel marzo 2010 quando la corvetta sudcoreana Cheonan con 104 persone a bordo venne affondata da un siluro e morirono 46 marinai. Un rapporto del sud sostiene che il siluro era nordcoreano. Nel novembre scorso a surriscaldare i rapporti sono state le manovre congiunte Washington-Seul nel Mar Giallo, con la dura reazione di Pyongyang sfociata in un'escalation militare e verbale senza precedenti. Questa la cronologia:

- 12 dicembre 2012 - Pyongyang annuncia di aver messo in orbita un satellite che, secondo la comunita' internazionale e' un missile a lungo raggio
- 22 gennaio 2013 - Il Consiglio di sicurezza dell'Onu approva l'ampliamento delle sanzioni contro la Corea del Nord
- 24 gennaio 2013 - Pyongyang annuncia di risposta all'Onu che sta preparando un nuovo test nucleare provocando l'indignazione di tutta la comunita' internazionale.
- 12 febbraio 2013 - La Nordcorea annuncia il suo terzo test nucleare sotterraneo dopo quelli del 2006 e del 2009. Si riunisce il Consiglio di sicurezza Onu
- 7 marzo 2013 - L'Onu approva nuove sanzioni contro Pyongyang. La Nordcorea annuncia attacco nucleare preventivo contro gli Usa
- 11 marzo 2013 - Inizia la guerra 'verbale' di Pyongyang. Il regime dichiara "completamente nullo" il cessate-il-fuoco con Seul raggiunto 60 anni prima e annuncia di essere pronta a entrare in guerra con il Sud
- 19 marzo 2013 - Bombardieri Usa B-2 sorvolano la penisola coreana
- 20 marzo 2013 - Vengono sabotate le reti informatiche del Sud Corea, sospettata Pyongyang
- 30 marzo 2013 - La Corea del Nord annuncia di essere entrata in "stato di guerra" con il Sud.
- 31 marzo 2013 - La Corea del Sud annuncia nuove manovre militari congiunte con gli Usa nel mese aprile. Pyongyang minaccia, colpiremo le 3 basi Usa in Giappon. In risposta, gli Stati Uniti fanno sapere di aver spostato un numero imprecisato di caccia 'stealth' F-22 Raptor dal Giappone alla Corea del Sud.
- 1 aprile 2013 - La Corea del Sud si dice pronta a rispondere "con forza" a qualsiasi attacco sul suo territorio.
- 2 aprile 2013 - La Corea del Nord annuncia la decisione di riavviare l'impianto nucleare di Yongbyon, sede di un reattore messo a riposo nel 2007.
- 3 aprile 2013 - Pyongyang annuncia il blocco dell'accesso al complesso di Kaesong, zona industriale comune, operativa dal 2004, che si trova in territorio nordcoreano a 10 chilometri dalla frontiera. Un'iniziativa analoga era stata intrapresa nel marzo 2009 come protesta per un'esercitazione militare congiunta tra Seul e gli Stati Uniti, ma il blocco era durato solo 24 ore.

Eppure la quantità e successione ravvicinata di minacce è tale - Pyongyang ha affermato di essere entrata in "stato di guerra" con il Sud, anche se tecnicamente la guerra dal 1953 non è mai finita per la mancanza di un trattato di pace - da richiedere una lettura più approfondita.

Innanzitutto, osserva Berger, la Corea del Nord è preoccupata dalle esercitazioni militari congiunte Usa-Corea del Sud che si sono svolte pochi giorni fa, e che hanno visto i bombardieri americani B-52 sorvolare i cieli coreani. Se infatti, da un punto di vista occidentale, un'esercitazione è al massimo una dimostrazione di forza, dal punto di vista coreano - e soprattutto nordcoreano - può essere interpretata come il preludio di un vero attacco. E questo non soltanto per la tradizionale tendenza di Pyongyang a vedere pericoli ovunque, ma anche perché il regime comunista ragiona in termini prioritariamente militari, e nel 1950 scatenò la guerra con il sud proprio con la scusa di una falsa esercitazione.

In passato alcune amministrazioni americane, come quella di Bill Clinton, conoscendo queste specifiche 'sensibilità' del regime nordcoreano, avevano cancellato le manovre congiunte con Seoul, nella speranza di favorire il dialogo. Ora invece, in un momento delicato come quello dei primi anni di successione di Kim Jong-un al suo padre, le esercitazioni Usa-Corea del Sud aumentano i rischi di errori di valutazione dalle due parti, le cui conseguenze sono difficili da prevedere.

A esacerbare la paura e l'aggressività di Pyongyang - e il rischio di un incidente con conseguenze incalcolabili - c'è stata la firma fra Usa e Corea del Sud di un nuovo accordo militare: in base alla nuova intesa, gli Stati Uniti si impegnano a una risposta militare congiunta anche in caso di provocazioni di livello minore, e non solo in caso di esplosione di un conflitto su larga scala.

Il tutto mentre la nuova leadership sudcoreana della signora Park Geun-hye, dai toni spiccatamente nazionalisti, continua a premere per ottenere dagli Stati Uniti il permesso - finora sempre negato - di riutilizzare il suo combustibile nucleare usato: Seoul afferma di voler procedere soltanto a un arricchimento di basso livello dell'uranio, per finalità civili, ma Washington non vede di buon occhio l'idea, e l'accordo vigente - che proibisce questa possibilità - scade nel marzo del 2014.
 

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