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La paura fa…Zelensky: il presidente non vuole le elezioni e scaglia droni su Bryansk e Orenburg. Ecco cosa teme davvero

Nuova richiesta di missili patriot agli Usa e un secco no alle elezioni: la posizione di Zelensky, mentre l’Ucraina attende 30 miliardi dall’Ue. E la Russia accusa Kiev

La paura fa…Zelensky: il presidente non vuole le elezioni e scaglia droni su Bryansk e Orenburg. Ecco cosa teme davvero

Zelensky non vuole le elezioni in tempo di guerra: cosa c’è dietro il suo “no” al voto

“Uno tsunami”. Volodymyr Zelensky sceglie un’immagine estrema per descrivere ciò che, secondo lui, accadrebbe se l’Ucraina andasse alle urne adesso: un’onda capace di travolgere gli equilibri interni e dividere il Paese. Il presidente ucraino non vuole il voto, o meglio non lo vuole adesso. Una posizione ribadita ormai da mesi, a causa dei troppi rischi derivanti dalla chiamata alle urne. Del resto, già da tempo, il problema delle elezioni è diventato uno dei nodi politici più delicati dell’Ucraina, proprio perché mette insieme la legittimità dello Stato, la prosecuzione della guerra e il futuro dello stesso Zelensky.

Nel paese è in vigore la legge marziale dal febbraio 2022, un sistema di governo eccezionale che blocca, de facto, l’organizzazione delle elezioni. La proroga non è una decisione personale del presidente, ma viene approvata dal Parlamento. E lo stesso mandato di Zelensky, formalmente scaduto nel maggio 2024, è rimasto in vigore proprio sulla base delle disposizioni costituzionali legate allo stato di guerra. Dunque, è la guerra ad aver sospeso la normale competizione politica, rendendo impossibile applicare le regole elettorali ordinarie. Le difficoltà, oltre che giuridiche, sono poi pratiche. Come si vota in un Paese nel quale milioni di cittadini hanno lasciato il territorio nazionale? Come si garantisce il diritto di voto agli sfollati interni? Come si organizzano i seggi per i militari impegnati al fronte? E soprattutto, come si vota nei territori occupati dalla Russia, dove una parte della popolazione ucraina non è sotto il controllo di Kiev? Qualsiasi elezione sarebbe quindi esposta al rischio di essere contestata nella sua rappresentatività.

C’è poi la questione della sicurezza. L’Ucraina è colpita da missili e droni russi. Una campagna elettorale richiederebbe centinaia di migliaia di persone impegnate nell’organizzazione, migliaia di seggi e una presenza pubblica dei candidati. Garantire che il voto possa svolgersi senza intimidazioni, attacchi o interruzioni sarebbe un’operazione gigantesca.

Il rischio di perdere

Sullo sfondo resta, presumibilmente, un’altra ragione, più politica: il rischio di perdere. Un voto oggi sarebbe inevitabilmente anche un referendum sulla sua gestione della guerra. Dopo anni di conflitto, l’entusiasmo del 2022 ha lasciato spazio alla stanchezza, alle perdite, alle difficoltà economiche e alle tensioni interne e il consenso del presidente non è più quello dei primi mesi dell’invasione. La popolarità di Zelensky ha attraversato anni difficilissimi e oggi il suo nome è inevitabilmente associato tanto alla resistenza quanto ai costi della guerra. In un’elezione normale potrebbe essere ancora un candidato forte; ma in un’elezione pronta a palesarsi come un referendum su una guerra non ancora vinta, il risultato sarebbe molto più imprevedibile. E c’è un’altra incognita: chi potrebbe sfidarlo. Tra i nomi c’è quello dell’ex comandante in capo Valeriy Zaluzhnyi, così come quello dell’ex ministro della Difesa Mykhailo Fedorov, che nelle scorse ore ha rilanciato la questione.

La richiesta di tornare alle urne, in ogni caso, avanza da più parti e anche dagli interlocutori stranieri, che considerano il rinnovo della legittimazione politica di Kiev un passaggio necessario per qualsiasi accordo futuro. Le domande che si affacciano sulla scena sono molte e diverse: quanto a lungo continuare a combattere? Quali concessioni territoriali sarebbero accettabili? Quanto dovrebbe pesare il sostegno americano? E soprattutto: chi è disposto a promettere la pace e a quale prezzo? Troppe questioni, troppo azzardo.

Zelensky non è più l’uomo del febbraio 2022. L’immagine di parte lesa è andata sempre più sfumando e i contorni della sua figura hanno preso tinte fosche. Ora, sostiene che “esiste un corridoio di opportunità” per porre fine alla guerra in Ucraina, dal vertice del G20 del prossimo dicembre fino alla fine dell’estate del 2027. Parlando con i giornalisti, Zelensky ha guardato alle elezioni presidenziali negli Stati Uniti d’America, parlando della “fase più attiva in cui la diplomazia possa portare alla fine della guerra”. I negoziatori americani starebbero cercando di trovare un formato per i colloqui che i russi possano accettare senza la condizione del ritiro delle Forze di Difesa dal Donbass. Un territorio che la Russia continua a pretendere, affermando che il suo esercito finirà comunque per conquistarlo. “Ai russi non importa quante vittime avranno e quanto tempo ci vorrà. Vogliono comunque raggiungere questo obiettivo. Ho una domanda: chi ci garantisce che non andranno oltre? Vi assicuro che finora né l’America né l’Europa possono dare tali garanzie. Ma è risaputo che i russi vogliono andare oltre”, ha detto Zelensky.

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Kiev, intanto, continua a chiedere agli Usa i missili Patriot. Ne servono – scrive Zelensky su X – almeno 300. “La richiesta della nostra Aeronautica è di 360. Ma quando ne vengono prodotti solo 600 all’anno, 360 non sono facili da ottenere. Stiamo collaborando con altri Paesi per valutare ulteriori opzioni”, le parole del presidente ucraino. “Mi piacerebbe molto credere che possiamo trovare un modo per accedere a una piccola percentuale delle scorte statunitensi, diciamo il 5% o il 10%. E siamo pronti a pagare per queste forniture. In altre parole, l’America sarebbe in grado di rifornire le proprie scorte e potremmo superare l’inverno”, ha aggiunto. Per quanto rigurda la Russia, ha detto Zelensky, “potrebbe avere fino a 1.300 missili balistici all’anno. Al momento ne possiede tra i 600 e i 630. Abbiamo un’idea approssimativa del volume su cui contano da oggi fino alla fine dell’inverno. In linea di massima, potrebbero avere circa 100 missili balistici al mese. Ma non sono ancora a quel livello. Stiamo lavorando per indebolire la loro industria militare”.

Sono invece circa 30 i miliardi di euro di fondi europei che attende l’Ucraina. Il presidente ucraino ha spiegato che il ministero della Difesa ucraino ha attualmente un deficit di bilancio di 27 miliardi di dollari. “All’inizio dell’anno, il ministero ha deciso di utilizzare nella prima metà dell’anno fondi che avrebbero dovuto essere erogati nella seconda metà, e quei soldi sono stati destinati alla produzione di droni e ad altre esigenze”, ha scritto. “Ora, nella seconda metà dell’anno, questi fondi devono essere compensati e integrati. Di tale importo, abbiamo bisogno di 8-10 miliardi di dollari per garantire un normale inizio del prossimo anno, perché questi fondi sono di fatto necessari in anticipo, per fornire armi e tutto il necessario per gennaio 2027″.

“Altri quasi 20 miliardi di dollari – ha aggiunto – sono destinati agli stipendi del nostro personale militare, ai risarcimenti alle famiglie dei caduti e ad altre voci di finanziamento”. “Servono molti soldi. Sto lavorando su questo con la Francia e la Germania. In pratica, dobbiamo anticipare la seconda tranche dei fondi europei stanziati per l’Ucraina, e questo è un compito estremamente difficile”, ha concluso.

Gli attacchi

Intanto, le autorità russe hanno denunciato nuovi attacchi con droni ucraini. A Orenburg, secondo il sindaco Albert Yumadilov, alcuni droni sono stati abbattuti sopra la zona economica speciale della città e i detriti sono caduti nel territorio del complesso logistico di Ozon. È scoppiato un incendio, poi domato dai servizi di emergenza. Non ci sarebbero state vittime. L’attacco ha costretto a sospendere temporaneamente le operazioni nel magazzino. Le consegne dei venditori sono state bloccate e alcune rotte logistiche sono state dirottate verso altre strutture. Ancora più massiccio, secondo Mosca, l’attacco sulla regione di Bryansk. Secondo quanto riferito dal ministero della Difesa di Mosca, i sistemi di difesa aerea russi hanno abbattuto 1.120 droni ucraini ad ala fissa nelle ultime 24 ore.

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