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Esteri

Sale la tensione al confine tra la Siria e la Turchia, dove a Kobane infuria la battaglia tra i peshmerga curdi e i miliziani di Isis. E dopo che i jihadisti hanno piantato la loro bandiera nera sulla collina della cittadina curda, le autorità turche hanno imposto il coprifuoco in sei distretti di Mardin, la regione sudorientale della Turchia, non lontano dal confine con la Siria, dopo i violenti scontri tra polizia e dimostranti filo-curdi. Il coprifuoco scatta alle 17 ora locale.

Durante gli scontri sarebbe, secondo quanto riferito dal quotidiano Hurriyet, morto un 25enne curdo, finito nel fuoco incrociato ed è morto per una ferita d'arma nella città di Mus. Ma per l'emittente Ntv, il giovane è stato colpito alla testa da un lacrimogeno lanciato dalle forze dell'ordine per disperdere i manifestanti. Inoltre una troupe della Bbc denuncia di essere stata colpita con gas lacrimogeni dalla polizia turca.  

Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan ha dichiarato che Kobane è ormai sul punto di cadere nelle mani dei jihadisti dell'Isis e giudica necessaria un'operazione militare di terra in Siria e in Iraq.

Visitando un campo di profughi siriani a Gaziantep, nel sud della Turchia, dopo aver deciso di evitare una visita nella regione curda data la tensione nei confronti di Ankara, il presidente turco ha dichiarato: «Il terrorismo non sarà fermato dai raid aerei e fintanto che noi non collaboreremo in vista di un'operazione di terra d'intesa con coloro che già combattono sul terreno», Ankara pretende fra l'altro dagli Usa un impegno per la futura rimozione del presidente siriano Bashar al-Assad - e l'introduzione di una no fly zone sulla Siria - in cambio di un suo intervento diretto contro l'Isis a Kobane, che dista pochi chilometri dal confine turco, come ha ribadito alla Cnn il premier Ahmet Davutoglu.

Il governo turco è peraltro accusato da più parti di avere sostenuto, o quanto meno favorito, negli ultimi anni le milizie islamiche in Siria - jihadisti compresi - all'interno del fronte anti-Assad, dopo la rottura di Erdogan con il governo un tempo alleato di Damasco. Il tutto mentre non si fermano ancora le polemiche per lo scambio che la Turchia avrebbe fatto con l’Isis di 180 jihadisti, fra cui due britannici, in cambio di 46 diplomatici turchi e tre iracheni, rapiti dallo Stato islamico nei mesi scorsi. Ankara viene accusata da molti di aver nei mesi scorsi di aver favorito Isis in funzione anti curda e di aver lasciato passare i miliziani dai suoi confini.

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