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Esteri

Lorenzo Botrugno, ricercatore dell'Ispi

Con la sorprendente rinuncia al ministero petrino di Papa Benedetto XVI, dalle ore 20 del 28 febbraio 2013 avrà inizio il periodo della “Sede Apostolica Vacante”. Di lì, nel giro di una ventina di giorni, i cardinali elettori saranno chiamati a riunirsi in Conclave per eleggere, sotto l’ispirazione dello Spirito Santo, un nuovo Romano Pontefice. Si può ipotizzare che l’imminente assise cardinalizia ruoterà attorno a due grandi tematiche, a loro volta riconducibili a due ampie aree geopolitiche: da una parte vi è la necessità di affrontare il problema della rievangelizzazione dell’Occidente secolarizzato, dall’altra la considerazione che il futuro della Chiesa cattolica nel XXI secolo si modellerà nel Sud del mondo: in America Latina, in Africa e in Asia, dove vive oggi la gran parte della popolazione cattolica mondiale. Qualora prevalesse nelle preoccupazioni del Collegio Cardinalizio la prima questione, il profilo dell’eligendo Pontefice si orienterebbe verso la continuità d’azione con Benedetto XVI, che ha recentemente dato avvio all’Anno della Fede e ha istituito un Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione nella consapevolezza che «In questi decenni è avanzata una “desertificazione spirituale”» e che «proprio a partire dall’esperienza di questo deserto, da questo vuoto che possiamo nuovamente scoprire la gioia di credere, la sua importanza vitale per noi uomini e donne. [...] La fede vissuta apre il cuore alla Grazia di Dio che libera dal pessimismo. Oggi più che mai evangelizzare vuol dire testimoniare una vita nuova, trasformata da Dio, e così indicare la strada» . Corrispondente a tale identikit è la figura del Cardinale Angelo Scola, Arcivescovo di Milano: teologo, è interprete di una linea conservatrice ma aperta al dialogo; è stato rettore della Lateranense e ha ormai una notevole esperienza pastorale maturata tra Grosseto, Venezia e Milano. Presenta simili caratteristiche il Cardinale Marc Ouellet, canadese, prefetto della Congregazione per i vescovi: nel suo curriculum vi sono incarichi accademici e pastorali e, quanto alle vicende ecclesiali e al rapporto tra Chiesa e modernità, è sostenitore della linea tracciata da Benedetto XVI, quella della “riforma nella continuità”. Ha inoltre alle spalle una significativa esperienza missionaria in America Latina. Potrebbe riscuotere notevoli consensi in Conclave un altro sostenitore della rievangelizzazione dell’Occidente secolarizzato, il cardinale Timothy Dolan, arcivescovo di New York, che ha dimostrato di possedere una forte personalità mediatica non disgiunta da un profondo conservatorismo sul piano etico. Possibili outsiders: Christoph Schönborn, arcivescovo di Vienna, che fu allievo di Joseph Ratzinger ma è a oggi portavoce di una linea più riformista, e Péter Erdõ, sessantenne, arcivescovo di Budapest e presidente del Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee. Vi è poi chi ritiene prioritario che il nuovo Pontefice concentri le proprie attenzioni sulle chiese giovani ed emergenti, quelle dell’America Latina, dell’Asia e dell’Africa, che costituiscono oggi il serbatoio per il futuro del cattolicesimo mondiale. La prospettiva di dare lustro a quest’immensa area geopolitica potrebbe esprimersi nella scelta di un Papa originario di tali luoghi. I cardinali potrebbero allora designare Luis Antonio Tagle, arcivescovo di Manila, attualmente a capo di una diocesi con quasi 3 milioni di fedeli. Strenuo difensore dei diritti dei più deboli e dell’ambiente, è noto per essere sostenitore della necessità di una Chiesa più umile, oltre che per la giovane età (55 anni). Benché sia significativo che Benedetto XVI lo abbia creato cardinale nel suo ultimo concistoro, va rilevato che il porporato filippino ha fatto parte della “scuola di Bologna” che, sostenitrice dell’ermeneutica conciliare della “rottura”, si pone in aperto contrasto con i convincimenti di Papa Benedetto XVI, da sempre teorico del “rinnovamento nella continuità”. Rimanendo nel Sud del mondo, pur con una formazione più tradizionale, spicca l’argentino Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, che proviene dal servizio diplomatico della Santa Sede. Sempre tra i curiali si segnala il cardinale Gianfranco Ravasi, milanese, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, apprezzato dal Pontefice uscente benché interprete di una linea più progressista. Possibili outsiders: Odilo Scherer, arcivescovo di San Paolo del Brasile, e il ghanese Peter Turkson, presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace.
 

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