Gli attacchi israeliani nel sud del Libano hanno provocato 11 morti nella giornata di ferragosto. Dopo i raid, Hezbollah ha annunciato una “risposta appropriata” e ha chiesto alle autorità di Beirut di interrompere i negoziati diretti con Israele.
Sette vittime ad Ansar e quattro a Deir al-Zahrani, mentre cresce la tensione con Beirut
Sale a 11 morti il bilancio degli attacchi israeliani condotti sabato 15 agosto nel sud del Libano. Quattro persone sono rimaste uccise a Deir al-Zahrani, città a nord di Nabatieh, secondo quanto riferito dai media libanesi. Un altro attacco ad Ansar, a nord di Tiro, aveva già provocato sette morti e tre feriti.
Dopo i raid, Hezbollah ha minacciato “una risposta appropriata” e ha chiesto alle autorità libanesi di “fermare i negoziati umilianti” con Israele: “Israele deve capire chiaramente che i suoi attacchi, le sue violazioni e i suoi tentativi di imporre una situazione di fatto compiuto non possono continuare e riceveranno una risposta appropriata”, ha affermato il gruppo sostenuto dall’Iran.
Hezbollah ha contestato anche la prosecuzione dei colloqui diretti con Israele. Le autorità libanesi, secondo il gruppo sciita, “non devono insistere nel proseguire lungo il percorso umiliante dei negoziati diretti e nel concedere al nemico concessioni gratuite”.
La posizione era stata espressa anche con una formulazione analoga: Israele “deve comprendere chiaramente che i suoi attacchi, le sue violazioni e i suoi tentativi di imporre un fatto compiuto non possono continuare e riceveranno una risposta appropriata”.
Sul confronto con Israele, Hezbollah ha inoltre sostenuto che le autorità libanesi “non devono insistere nel proseguire lungo l’umiliante percorso dei negoziati diretti e nel fornire al nemico concessioni gratuite”.
Il bilancio della giornata resta quindi di 11 vittime complessive nei due attacchi segnalati nel sud del Paese, con quattro morti a Deir al-Zahrani e sette ad Ansar. A questi ultimi si aggiungono tre feriti.

