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Libano, l’analista militare: “Trump preme per i negoziati, ma per Israele distruggere Hezbollah è una questione esistenziale”

L’intervista di Affaritaliani al Generale Luigi Chiapperini e analista militare del Centro Studi dell’Esercito

Libano, l’analista militare: “Trump preme per i negoziati, ma per Israele distruggere Hezbollah è una questione esistenziale”
Trump e Netanyahu

Guerra in Libano, il Generale: “Negoziati di Trump a rischio, per Israele Hezbollah è minaccia vitale”

Mentre le sirene d’allarme tornano a squarciare il silenzio di Tel Aviv e il confine tra Israele e Libano si trasforma in un fronte di fuoco incrociato senza tregua, il Medio Oriente si ritrova sospeso in un paradosso diplomatico. Da un lato, l’amministrazione Trump preme per accelerare i negoziati in Pakistan e stabilizzare l’area; dall’altro, l’offensiva di Benjamin Netanyahu contro le postazioni di Hezbollah segnala la volontà di sradicare una volta per tutte la minaccia ai propri confini, sfidando direttamente la rete d’influenza di Teheran.

Le manovre sul campo e i nuovi round negoziali attesi a Washington sollevano interrogativi profondi: l’indebolimento del “Partito di Dio” è una precondizione necessaria per la pace o un ostacolo insormontabile che rischia di far saltare il dialogo tra Stati Uniti e Iran? E quanto pesa, in questo scontro esistenziale, il ruolo di un Libano paralizzato e ostaggio di milizie che operano come uno “Stato nello Stato”?

A fare chiarezza su queste dinamiche è il Generale Luigi Chiapperini, già comandante dei contingenti multinazionali in Kosovo, Libano e Afghanistan e analista del Centro Studi dell’Esercito, che ad Affaritaliani analizza la strategia militare di Israele e le fragilità di una tregua che appare sempre più in bilico: “L’intransigenza iraniana dimostra il legame pervadente tra Teheran e Hezbollah. Per Israele si tratta di una questione esistenziale che non può essere svincolata dal confronto diretto con l’Iran”.

Qual è il reale obiettivo strategico di Netanyahu nel colpire il Libano: si tratta solo di contenere Hezbollah o c’è una strategia più ampia legata al confronto indiretto con l’Iran?

“Direi entrambi. Israele colpisce Hezbollah sia per proteggersi dai suoi attacchi sia per indebolire ulteriormente uno dei tentacoli utilizzati dall’Iran in Medio Oriente. Il Partito di Dio, creato e supportato dal regime iraniano, costituisce in Libano uno Stato nello Stato, una vera e propria anomalia mondiale. Ha contemporaneamente parlamentari e milizie armate. Sarebbe come avere in Italia un partito politico alle cui dipendenze operassero gruppi armati in grado di colpire uno dei nostri Paesi confinanti.

Hezbollah non solo paralizza da tempo il Paese dei Cedri rendendolo ingovernabile ma opera anche all’estero, in particolare contro gli interessi vitali israeliani, in nome e per conto di Teheran. Per Israele questa situazione è intollerabile trattandosi di una questione esistenziale che non può essere svincolata dal confronto diretto con l’Iran”. 

Trump spinge per un negoziato: questi colloqui a Washington possono davvero produrre un cessate il fuoco stabile tra Israele e Libano, oppure rischiano di essere solo un passaggio tattico? E come spiega il disallineamento tra Trump e Netanyahu? Israele non cede sul Libano, punto su cui Teheran non vuole rinunciare per arrivare alla tregua.

“L’intransigenza iraniana rispetto alla questione libanese dimostra, se ce ne fosse stato bisogno, il legame fortissimo esistente tra Teheran e Hezbollah e quanto sia stata pervadente la politica iraniana nei confronti di Israele per il tramite dei miliziani del Partito di Dio. Detta situazione crea appunto il disallineamento tra Trump e Netanyahu in quanto per il Presidente americano risulta fondamentale finalizzare al più presto i colloqui con l’Iran in Pakistan mentre per Israele l’ulteriore indebolimento di Hezbollah rimane un obiettivo prioritario.

Vedremo se Trump per eliminare uno degli ostacoli sulla strada dei negoziati riuscirà a convincere Netanyahu a fermarsi. Però ho dei forti dubbi che se si riesca ad addivenire ad un cessate in fuoco in Libano e che questo possa essere duraturo. La soluzione è che la comunità internazionale aiuti in qualche maniera Beirut a risolvere la questione Hezbollah. Non sarà facile”.   

Alla luce dei recenti lanci di razzi da parte di Hezbollah e della risposta israeliana, quanto è concreta oggi l’ipotesi di un’escalation regionale che coinvolga direttamente l’Iran?

“L’Iran è già direttamente coinvolto difendendo a spada tratta il suo braccio armato contro il “piccolo satana” israeliano. Lo fa ricattando gli Usa e il mondo: per Teheran, se non dovessero fermarsi gli attacchi israeliani contro Hezbollah, non solo rimarrebbe chiuso ai traffici marittimi lo Stretto di Hormuz ma potrebbero saltare anche i negoziati in Pakistan. È uno scenario che gli Usa tenteranno in tutte le maniere di evitare”. 

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