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Esteri
Libia, caos e violenti scontri a Sud di Tripoli. Salvini attacca Macron

Violenti scontri proseguono alla periferia meridionale di Tripoli, in Libia, dopo il crollo del cessate il fuoco annunciato venerdì. La missione delle Nazioni unite in Libia (Unsmil) ha invitato "le varie parti coinvolte" a una "riunione allargata" prevista domani, per discutere la situazione della sicurezza. Non sono stati forniti dettagli sui partecipanti e sul luogo dell'incontro. Intanto, il bilancio ufficiale degli scontri è salito a 47 morti dal 27 agosto. Inizialmente nelle ostilità si scontravano le milizie di Tripoli legate al Governo d'unità nazionale (Gna) e la Settima brigata di Tarhuna, che formalmente dipende dal ministro della Difesa legato al Gna. La brigata ha dichiarato di condurre una "operazione di liberazione di Tripoli" dalle milizie, mentre il Gna ha garantito di averne ordinato la dissoluzione nell'aprile scorso.

Intanto altri gruppi armati, provenienti da Misurata, hanno dichiarato di avere lo stesso obiettivo della Settima brigata, impegnandosi a combattere contro le forze filo-Gna. Oggi esplosioni sono state udite in mattinata dal centro della città. Secondo un portavoce dei servizi d'emergenza, Oussama Ali, gli scontri in periferia hanno bloccato delle famiglie. Nel centro città, invece, AFP ha constatato che la situazione è apparentemente normale.

"Sono preoccupato". Cosi' il vicepremier e ministro dell'Interno, Matteo Salvini, ha risposto ai giornalisti che gli hanno chiesto un giudizio sugli scontri armati in corso in Libia. Lasciando palazzo Chigi, Salvini ha detto che del tema si e' parlato anche nella riunione che era ancora in corso del Consiglio dei ministri. "Evidentemente - ha affermato - dietro c'e' qualcuno. Nulla succede per caso. Il mio timore - ha sostenuto - e' che qualcuno per motivi economici nazionali metta a rischio la stabilita' dell'interno nord Africa e conseguentemente dell'Europa".

"Spero - ha concluso - che il cessate il fuoco arrivi subito". Parla della Francia? "Penso - ha risposto Salvini ai giornalisti - a qualcuno che e' andato a fare una guerra e non doveva farlo; a qualcuno che fissa delle date delle elezioni senza interpellare gli alleati, l'Onu, i libici". "Le forzature, le esportazioni di democrazie e la fissazione di date elettorali a prescindere da quel che pensano i cittadini, non hanno mai portato nulla di buono", ha concluso il vicepremier.

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