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Esteri
Libia, Berlusconi: bene il governo. Sì all'azione militare. Chiusa l’ambasciata italiana a Tripoli, connazionali via dal paese nord-africano
Libia, irritazione della Casa Bianca per la frenata di Renzi


"Accogliamo con favore l'intento del Governo di non abdicare alle responsabilita' che ci derivano dal ruolo che il nostro paese deve avere nel Mediterraneo e nella difesa del nostro continente, della sua civilta' e dei suoi valori di liberta', oggi minacciati. Un intervento di forze militari internazionali, sebbene ultima risorsa, deve essere oggi una opzione da prendere in seria considerazione per ristabilire ordine e pace". Lo afferma in una nota, Silvio Berlusconi intervenendo sulla crisi in Libia. "La drammatica evoluzione della situazione in Libia e' la dimostrazione di quanto furono sbagliate le scelte occidentali relative al Nord Africa negli anni passati. Scelte che non abbiamo mai mancato di criticare e denunciare, ben prefigurando quali nefasti scenari futuri avrebbero prodotto. Oggi - ha aggiunto - purtroppo la realta' ci da' ragione. L'Italia non puo' tollerare la minaccia derivante dall'esistenza di un califfato dichiaratamente ostile alle proprie porte, sulle coste di uno Stato, la Libia appunto, ormai totalmente fuori controllo e distante poche centinaia di chilometri dalle nostre coste". Berlusconi ricorda che "Forza Italia, in questi venti anni, sia da forza di Governo che di opposizione, non ha mai rinunciato ad assumersi le proprie responsabilita' e anche oggi e' pronta a contribuire in modo costruttivo alle difficili scelte che il nostro paese dovra' prendere. Ci auguriamo che l'Esecutivo voglia al piu' presto coinvolgere il Parlamento tutto nell'assunzione di decisioni che, per la loro gravita', debbono trascendere le appartenenze di parte e di schieramento".

Via dalla Libia. Come anticipato dal Sole 24 Ore, l’ambasciata d'Italia a Tripoli ha sospeso oggi le sue attività in seguito al peggioramento delle condizioni di sicurezza in Libia. Il personale è stato temporaneamente rimpatriato via mare. I servizi essenziali saranno comunque assicurati. Lo comunica la Farnesina. Quella italiana era l’ultima rappresentanza occidentale ancora presente nel Paese.

«La chiusura temporanea della nostra ambasciata è avvenuta in modo tempestivo e ordinato e di questo ringrazio i responsabili della Farnesina e delle altre amministrazioni che hanno collaborato all'operazione. La chiusura si è resa necessaria a causa del deteriorarsi della situazione in Libia» ha detto il ministro degli Esteri della Cooperazione Internazionale Paolo Gentiloni, dopo la decisione di sospendere le attività dell'ambasciata. «L'Italia rimane al lavoro con la comunità internazionale per combattere il terrorismo e ricostruire uno stato unitario e inclusivo in Libia, sulla base del negoziato avviato dall'inviato speciale dell'Onu Leon, al quale continuerà a partecipare il nostro inviato speciale, ambasciatore Buccino», ha sottolineato il titolare della Farnesina.

È in corso intanto l’operazione di rimpatrio di italiani residenti in Libia, tra cui il personale dell’ambasciata, a bordo di una nave. Gli italiani evacuati dalla Libia a bordo di una nave arriveranno a Malta intorno alle 19, dove l'imbarcazione si fermerà per rifornimento prima di ripartire per il porto siciliano di Augusta. Lo scrive il Times of Malta, aggiungendo che a bordo ci sono tra i 50 e i 100 italiani. Secondo il sito maltese, la nave è il catamarano San Gwann della compagnia Virtu Ferries. La nave, su cui sono stati imbarcati anche una ventina di mezzi, tra auto e camion, è uscita dalle acque territoriali libiche ed è sorvegliata dall'alto da un aereo senza pilota Predator. In zona si trovano la fregata “Bergamini” della Marina militare, che a bordo ha un elicottero, e due aerei che sorvolano l'area.

L’esigenza di alleggerimento del numero dei nostri connazionali presenti in Libia è spiegata dalla Farnesina:«Non si tratta di un'evacuazione», «ma è in corso una delle preannunciate operazioni di alleggerimento dei connazionali presenti nel Paese». L’invito, sottolinea il ministero degli Esteri, risale al primo febbraio scorso, quando con un warning particolare pubblicato sul sito www.viaggiaresicuri, la Farnesina ha «ribadito il pressante invito ai connazionali a non recarsi in Libia e a quelli tuttora presenti a lasciare temporaneamente il Paese», a fronte del «progressivo deterioramento della situazione di sicurezza».

Nell'avviso - tuttora valido - pubblicato a seguito dell'attacco terrorista del 27 gennaio scorso all'Hotel Corinthia con numerose vittime, tra cui sei cittadini stranieri, la Farnesina evidenzia, tra l'altro, come «in tutta la Cirenaica la situazione di sicurezza è progressivamente deteriorata ed è pertanto assolutamente sconsigliata la presenza di connazionali dovunque e con particolare riguardo alla Città di Derna». A rischio, si sottolinea, anche le situazioni a Bengasi e nell'area urbana di Tripoli, dove «si sono verificati scontri armati ed episodi ostili che testimoniano un sensibile innalzamento della tensione e confermano la permanenza di un significativo livello di rischio anche all'interno dei centri urbani, che può potenzialmente interessare tutto il personale espatriato. Tali circostanze inoltre - si legge ancora nel warning - evidenziano la complessiva fragilità del quadro di sicurezza in Libia, minato da fattori di diversa matrice, all'interno del quale possono trovare spazio anche azioni di natura terroristica. Permangono in tutto il Paese elementi di tensione suscettibili di trovare repentine manifestazioni in forma non pacifica, che fanno leva sulla perdurante impossibilità per le forze dell'ordine governative di garantire un effettivo controllo del territorio».

Pinotti: Italia pronta a guidare una coalizione contro il Califfato»
«L'Italia è pronta a guidare in Libia una coalizione di paesi dell'area, europei e dell'Africa del Nord, per fermare l'avanzata del Califfato che è arrivato a 350 chilometri dalle nostre coste. Se in Afghanistan abbiamo mandato fino a 5mila uomini, in un paese come la Libia che ci riguarda molto più da vicino e in cui il rischio di deterioramento è molto più preoccupante per l'Italia, la nostra missione può essere significativa e impegnativa, anche numericamente». Il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, intervistata dal Messaggero, dice: «Ne discutiamo da mesi, ma ora l'intervento è diventato urgente. Mezzi, composizione e regole d'ingaggio li decideremo con gli alleati in base allo spirito e al mandato della missione Onu», spiega. «In Libia, eliminato il tappo Gheddafi, le tensioni sottostanti sono esplose», aggiunge, e ora «bisogna fare come nei Balcani, dove per scongiurare la bonifica etnica abbiamo invitato decine di migliaia di uomini e abbiamo contingenti dopo vent'anni per stabilizzare territorio». Quanto al potenziale del Califfato, qualche mese erano stati stimati 25mila combattenti, ora secondo il ministro «potrebbero essere 30mila o anche più», e sugli armamenti ricorda «i momenti d'ombra» sulla sorte della armi di Gheddafi. Quindi il ministro precisa che «ogni decisione e passaggio verrà fatto in Parlamento. Giovedì il ministro Gentiloni fornirà informazioni e valutazioni».

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