E’ iniziata la fuga dalla Libia, dove le violenze delle ultime due settimane gli scontri tra gruppi armati hanno causato 97 morti e 400 feriti solo nella capitale, Tripoli. La Farnesina ha trasferito oltre 100 italiani in altri Paesi, gli Stati Uniti hanno evacuato tutto il personale dell’ambasciata, mentre Gran Bretagna, Germania, Olanda e Francia hanno invitato i propri concittadini a lasciare il Paese. Il governo del Cairo ha avvertito gli egiziani di non partire per la Libia, chiedendo a quelli che già si trovano nel paese di cercare di spostarsi verso il confine con la Tunisia.Dal canto suo l’Eni ha reso noto che «le attività proseguono regolarmente» ma che «l’evolversi della situazione nel Paese viene monitorata con attenzione».
Con razzi, esplosioni, attacchi, gli ex ribelli di Misurata e le milizie armate di Zintan, che detengono il controllo dell’aeroporto internazionale, tentano di affermare il proprio potere seul territorio. Ieri a Tripoli un razzo sparato dalle milizie ha colpito un edificio che ospitava operai egiziani uccidendone 23. La situazione politica resta pericolosamente instabile. Una cinquantina di membri della nuova Camera dei rappresentanti, eletta il 25 giugno, provenienti dall’ovest, dal centro e dal sud della Libia, si è riunita a Tripoli per preparare il passaggio di poteri dal Congresso nazionale uscente previsto il 4 agosto a Bengasi. Ma la presenza di gruppi islamici e dei jihadisti di Ansar al Sharia rendono la città orientale insicura quanto e più di Tripoli. Il generale dissidente Khalifa Haftar – accusato di colpo di Stato e di aver assunto un’autorità che non gli compete – da maggio scorso tenta di ripulire la città dell’est dai fondamentalisti. E intanto il governo libico ha lanciato questa mattina un appello per un aiuto internazionale dopo che numerose petroliere hanno preso fuoco a causa degli scontri tra milizie rivali. In un comunicato pubblicato sul proprio sito, il governo ha spiegato che i combattimenti tra milizie rivali hanno causato un incendio che potrebbe innescare un «disastro umanitario e ambientale». Nel deposito colpito nella notte da un razzo, secondo il sito di notizie al-Wasat, erano presenti 6,6 milioni di litri di carburante. Il governo ha chiesto agli abitanti della zona di lasciare l’aerea nel timore di un’esplosione.
Preoccupato anche il premier italiano, Matteo Renzi. Che su Twitter cinguetta: “I gufi, le riforme, i conti non mi preoccupano. La Libia sì invece. Ma sembra impossibile parlare seriamente di politica estera #piccinerie”.

