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Esteri
Londra: Manovra finanziaria pre-elettorale

di Emanuela Muzzi

Una tassa del 25% sul profitto alle multinazionali che producono nel Regno Unito e deviano i profitti all’estero “perché la situazione attuale non è giusta nei confronti delle aziende British”, l’abolizione della tassa aerea per i bambini fino a 12 anni che entrerebbe in vigore il prossimo Maggio 2015 e uno sostanzionso sconto sulla tassa (stamp duty) sull’acquisto della prima casa in vigore dalla mezzanotte di oggi 3 dicembre. Sono alcuni dei provvedimenti che il ministro delle finanze inglese George Osborne ha annunciato stamani nella manovra finanziaria per il prossimo anno nel tradizionale “Autumn statement” in parlamento.

Il Chancellor of Exchequer non ha annunciato invece nuovi investimenti a supporto del mercato del lavora parte la brutta notizia dell’abolizione definitiva del sostegno dello stato ai giovani disoccupati ed il minimo sindacale (minimum wage) invariato. Le previsioni per il futuro sembrano rosee: una crescita interna in crescita dal 2 al 3% nel 2015, eppure i prestiti saranno in aumento: 91.3 miliardi di sterline.

A fronte dell’impopolare tassa del 12% sul petrolio, i Conservatives annunciano la diminuzione delle tasse sugli investimenti per le industrie che operano nel Mare del Nord come effetto del prezzo a ribasso del’oro nero.

In compenso le banche con sede nel Regno di sua maestà pagheranno le tasse: sono previste entrate per almeno 70miliardi di sterline a fronte del nuovo provvedimento.

Il carattere pre-elettorale di questa finanziaria d’oltremanica traspare dal carattere nazional-mediatico di provvedimenti dei quali non è ancora certa l’effettiva fattibilità. Manovre populistiche, come quella della prima casa, protezionismo delle aziende ‘British’, miliardi per nuove infrastrutture, incluso il ‘famoso’ tunnel vicino a Stonehenge dato che vicino al sito archeologico c’è una strada ad alta percorrenza.

Nel Regno Unito regna l’incertezza: quello che gli economisti e le testate economiche specializzate chiedono in queste ore è se la già soprannominata ‘Google tax’ del 25% sui profitti all’estero delle multinazionali con sede in Gran Bretagna sia una tassa che necessita di un agreement a livello internazionale, soprattutto per il suo carattere protezionaistico. Il nomignolo della già controversa tassa protezionista, deriva dal fatto che sono moltissime le multinazionali tech con sede in Gran Bretagna che dovrebbero sborsare milioni di sterline.

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