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Esteri

La satira non manca di rispetto. Occorre comprendere prima di tutto cosa sia la satira per poter giudicare o meno, ammesso che si possa giudicare. Si usa la satira per evidenziare un punto di vista, magari con eccessiva evidenza, con il ruolo di tirare fuori ciò che si pensa attraverso una vignetta o una espressione scritta , di chiara matrice provocatoria, certamente si, ma di massima libertà di espressione. Ed è ciò che fa più male. Questa eccessiva libertà di espressione di un pensiero, questa libertà di informazione così " forte". È vero, come cita Gramellini, che "la libertà ha confini molto labili e spesso manca di confini". La libertà è come un gas irrespirabile, e si rende pericolosa a chi non la agisce correttamente. Come tutto del resto, se non si ha la responsabilità, la consapevolezza e la conoscenza delle conseguenze. Ma la satira non oltrepassa i confini labili della libertà, serve a sollecitare, a mettere sotto la lente ad alto ingrandimento qualcosa che potrebbe passare sotto traccia.

La satira (dal latino satura lanx, il vassoio riempito di offerte agli dei) è un genere letterario, ma di riferimento anche ad altre espressioni, spesso diretta alla critica alla politica ,ed ha il compito , o meglio, l'obbiettivo di mostrarne le contraddizioni e serve come spunto di riflessione sociale. Possiamo ricordare come, sin dall'Antica Grecia, la satira sia stata di forte matrice politica, e di come ebbe notevole influenza sull'opinione pubblica ateniese, nel periodo elettorale. Motivo per il quale, evidentemente, ancora oggi, viene attaccata. La lotta per la libertà di espressione, da sempre, è stata faticosa e la conquista ha visto pagare con la vita,il suo ottenimento. Oggi viene messa così in repentaglio. Improvvisamente ci assale la paura di non dover dire, di non poter dire, di avere il bavaglio alla bocca, o meglio, la penna spuntata o spezzata, immagine che in questi giorni ha rappresentato la tragedia che ha colpito la Francia.

Non da adesso la satira si è occupata della religione, o di chi la rappresenta. Anche nell'Antica Grecia gli autori satirici ponevano in ridicolo la religione,in particolare quella politeistica che faceva capo a Zeus.( Fonte : Wikipedia) Si ha documentazione storica che fa risalire ,in Italia, addirittura al 1500. Vista più come una sorta di burla popolare veniva puntualmente censurata dalle istituzioni religiose. Ed oggi, dopo l'attentato criminale di Parigi , siamo un mondo diviso, esattamente a metà. I vari  “siamo tutti Charlie” e i  “non siamo tutti Charlie”. Anche questa è libertà. Quella di espressione di un pensiero che, inevitabilmente, mette a fuoco divergenze e divisioni, ma che in entrambe le posizioni, di fatto, trova luogo la democrazia, la libertà di parola e di opinione. Perché è di questo, tirate le somme, che stiamo parlando. Non solo un attentato, orribile e barbaro, come l’ha definito anche il Presidente Hollande, che portato alla morte 12 persone e altrettanti al ferimento grave, ma un vero attacco alla libertà di espressione. "abbiamo vendicato Allah!” Così hanno urlato gli assassini dopo la strage. E pensare che la satira impressa sulla testata Charlie Hedbo raffigurava e voleva comunicare proprio la distanza tra Maometto e chi, estremista religioso e fanatico, osannava un certo tipo di comportamento per nulla compreso nelle religioni, di qualunque riferimento siano. Vignette forti ed eccessive? Mi viene in mente il nostro Vernacoliere, dove viene messo alla berlina continuatamente ogni esponente politico, satira eccessiva pure questa ?

Quante volte tutti noi facciamo satira? Quante volte , con gli stessi toni forti, abbiamo espresso le nostre opinioni? Eppure lo abbiamo fatto in tranquillità, forse talvolta anche troppa, diciamola tutta. Dando per scontato sempre tutto quanto : dall'aria che si respira alle fragole che troviamo al supermercato se pur fuori stagione, alla macchina sotto il sedere, al metano cha arriva nelle case e ci scalda. Ma nulla è scontato. Oggi, forse, riusciamo a comprenderlo, con dolore. Chi si occupa di informazione sa bene quanto sia importante l'etica e la morale, spesso messe nel dimenticatoio. L'offesa e l'ingiuria nonché le accuse e le maldicenze non dovrebbero trovare spazio nelle tastiere di un cronista che si batte per la libertà di opinione. Ma la satira non è una offesa, semmai mette in risalto un problema, mette in evidenza qualcosa per la quale vale la pena di sollevare critica e confronto. Ecco ciò a cui serve. Ed oggi ci fermiamo in questo dolore, e ci stringiamo attorno a  coloro che in questi anni, nelle redazioni e sulle pagine dei giornali, sottopagati, non pagati e male considerati, hanno voluto portare il loro messaggio al mondo. A chi, date le poche risorse all'editoria , lavora ogni giorno senza percepire alcun compenso e lo fa con puro spirito di informazione.Non si può morire per questo. Non si può dare la propria vita per aver contribuito ad una crescita sociale, perché informare , sollecitare, solleticare, indubbiamente porta ad una riflessione, che può solo far bene. Garanzia di libertà nella comunicazione , attraverso ogni mezzo. Evviva la satira, non deve morire, dobbiamo lottare , tutti, perché la libertà possa ancora esistere.

Di Antonella Gramigna

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