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Madonna, Adele, Sting con altri 100 a sostegno delle Pussy Riot

Oltre cento star della musica internazionale, tra cui Madonna, Adele, Elton John e Bryan Adams, mobilitate per la liberazione delle Pussy Riot in Russia. Le star hanno lanciato un appello insieme ad Amnesty International per la scarcerazione delle due ragazze della band punk russa. Tra i firmatari ci sono anche Joan Baez, Björk, Bono, Tracy Chapman, The Clash, Peter Gabriel, PJ Harvey, Billy Joel, Angelique Kidjo, Mark Knopfler, Annie Lennox, Massive Attack, Alanis Morissette, Youssou N’Dour, Yoko Ono, Radiohead, Patti Smith, Bruce Springsteen e Sting.
 

In una lettera aperta indirizzata a Maria Alekhina, 25 anni, e Nadezhda Tolokonnikova, 23 anni, le due autrici in carcere della preghiera punk anti-Putin cantata nella Cattedrale moscovita di Cristo Salvatore, i musicisti esprimono il loro sostegno parlando di un processo “terribilmente unico”.

“Pur comprendendo che un’azione di protesta in un luogo di culto possa scioccare, chiediamo alle autorità russe di rivedere le pesantissime sentenze pronunciate, perchè possiate ritrovare i vostri figli, le vostre famiglie e le vostre vite” proseguono gli artisti. “Siete accusate di quello che potremmo definire un delitto ‘senza vittime’, ma siamo convinti che in una società giusta non si può avere un crimine senza ‘vittima identificabile’” aggiungono. “La vostra forza, il vostro coraggio e la vostra determinazione sono fonte d’ispirazione per tutti noi” concludono.

L’appello lanciato dai musicisti arriva a pochi giorni dalle udienze di appello, mercoledì e venerdì prossimi, che decideranno della libertà condizionata per le ragazze. Maria Alekhina e Nadia Tolokonnikova sono state arrestate a febbraio 2012 dopo aver cantato una preghiera punk contro Vladimir Putin nella cattedrale, con l’obiettivo di denunciare la collusione tra Chiesa ortodossa e potere politico.

Ad agosto dello scorso anno sono state condannate a due anni di campo di lavoro. Una terza componente del gruppo, anch’essa condannata, a ottobre è stata rimessa in libertà nel processo d’appello. Il gruppo è diventato uno dei simboli della protesta contro Putin, tornato a maggio 2012 al Cremlino per un terzo mandato e accusato dall’opposizione di voler tacitare le voci critiche.