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Marò a rischio pena di morte. “Libero l’ambasciatore Mancini”

maro latorre girone

La stampa indiana torna a parlare di pena di morte nel caso marò. La decisione del governo di affidare le indagini sulla morte dei due pescatori alla Nia. l’Agenzia Nazionale per le Indagini, riapre infatti il delicato capitolo. La Nia e’ un’agenzia creata nel 2009 dal governo indiano dopo il sanguinoso attentato di Mumbai del novembre 2008: finora si e’ occupata prevalentemente di terrorismo, ma secondo l’Indian Express la Nia potrebbe applicare per la prima volta la legge del 2002 per la Soppressione di Atti Illeciti contro la Sicurezza della Navigazione Marittima (voluta dal governo per reprimere gli atti di pirateria) che, alla sezione 3, dice espressamente che “se qualcuno causa la morte di un’altra persona sara’ punito con la morte”. Finora i due militari italiani, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, erano sotto processo per omicidio (sezione 302 del codice penale indiano), e presumibilmente la Nia decidera’ il capo d’accusa “solo una volta che l’inchiesta sara’ conclusa”.

La Corte Suprema indiana ha revocato le restrizioni di movimento imposte all’ambasciatore italiano in India, Daniele Mancini, dopo la decisione del governo italiano di non rimandare indietro i due maro’ Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Lo riferisce l’Indian Express, spiegando che “e’ stato eliminato ogni tipo di restrizione”. L’udienza sul caso maro’ e’ stata aggiornata al 16 aprile, quando il governo dovra’ presentarsi con proposte concrete. Secondo la stampa indiana, il governo di New Delhi potrebbe fare pressione sulla Corte Suprema e spiegare che non c’e’ piu’ bisogno di un tribunale ‘ad hoc’ perche’ la Nia dispone gia’ di un tribunale speciale tanto in Kerala che a New Delhi.