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La stampa indiana torna a parlare della possibilita' di una condanna a morte

per i due maro' italiani detenuti in India. Secondo l'Hindustan Times, la National Investigtion Agency a cui sono affidate le indagini sulla morte dei due pescatori indiani nel febbraio 2012, nel suo rapporto ha invocato l'applicazione di una legge del 2002 che prevede la pena capitale per chi causa la morte di persone in mare. Il giornale ha riferito che il rapporto e' stato gia' trasmesso al ministero dell'Interno indiano, nonostante le pressioni dello stesso ministero degli Esteri di New Delhi per arrivare a un'incriminazione meno pesante per Salvatore Girone e Massimiliano Latorre.

Nei mesi passati, il capo della diplomazia indiana, Salman Khurshid, ha piu' volte rassicurato il governo italiano che la pena capitale e' esclusa, un impegno ribadito a marzo quando l'Italia minaccio' di non rimandare indietro i due fucilieri del Battaglione San Marco rientrati in patria per votare alle elezioni politiche. Il rapporto della Nia sara' consegnato a un giudice ad hoc che lo esaminera' e lo mettera' a disposizione dei legali per poi avviare le udienze preliminari in cui saranno stabiliti i capi d'accusa. La Nia e' un'agenzia creata nel 2009 dal governo indiano dopo il sanguinoso attentato di Mumbai del novembre 2008: finora si e' occupata prevalentemente di terrorismo, ma ora ha invocato per la prima volta una legge del 2002 per la Soppressione di Atti Illeciti contro la Sicurezza della Navigazione Marittima ("Su Act)".

Si tratta, per ironia della sorte, di una legge voluta dal governo per reprimere gli atti di pirateria, quegli stessi contro cui erano impegnati i due militari italiani. Alla sezione 3, la legge dice espressamente che "se qualcuno causa la morte di un'altra persona sara' punito con la morte". L'uccisione dei pescatori e' avvenuta oltre le 12 miglia nautiche delle acque territoriali indiane, ma il Su Act e' applicabile anche tra le 12 e le 200 miglia dalle coste indiane, considerate da New Delhi come Zona di interesse economico esclusivo. "Il nostro pensiero", ha spiegato una fonte della Nia, "e' che con l'uccisione dei pescatori i maro' abbiano commesso un atto che mette a rischio la navigazione e quindi sono passibili di essere incriminati sulla base di una legge che prevede anche la pena di morte".

LA REAZIONE DELLA FARNESINA: "Siamo in attesa di vedere il rapporto della Nia quando verrà presentato al giudice, qual è la proposta di capo d’accusa da parte della stessa Nia e il capo d’accusa che il giudice riterrà giusto avere nel processo" riferisce Staffan de Mistura, inviato del governo italiano per la vicenda ."Siamo pronti ad ogni evenienza con mosse e contromosse . Come difesa -conclude De Mistura- abbiamo in ogni caso il diritto di vedere il rapporto ed eventualmente di contestarlo".

De Mistura, che negli scorsi mesi ha incontrato piu' volte il ministro degli Esteri indiano, Salman Khurshid, non manca pero' di rilevare come l'unica posizione ufficiale al momento sia quella del governo indiano che, attraverso il portavoce del ministro degli Esteri, ha confermato che "questo caso non rientra in nessuno modo in una fattispecie che contempla la pena di morte". Impossibile invece prevedere i tempi: "Ci avevano detto che tutto sarebbe stato risolto prima di Natale, abbiamo impiegato tre mesi per ottenere l'escussione in Italia (dei 4 fucilieri-testimoni ndr): i tempi della giustizia indiana sono difficili da definire. E' imminente l'uscita del rapporto della Nia che potra' essere non piacevole, ma quello che conta per noi e' il capo d'accusa che scegliera' il giudice: su quello ci muoveremo".

LA SMENTITA DI NEW DELHI - L'India ha ribadito oggi la propria posizione a proposito sui marò secondo la quale "il caso non rientra tra quelli che sono punibili con la pena di morte". Lo ha detto oggi il portavoce del governo Syed Akbaruddin, rispondendo a una domanda durante una conferenza stampa. In una dichiarazione al Parlamento lo scorso 22 marzo, ha detto il portavoce, il ministro degli Esteri Salman Khushid escludeva la pena di morte, aggiungendo che si applicava solo nei "casi rari tra i più rari". Il portavoce non ha confermato le indiscrezioni pubblicate questa mattina sulla stampa indiana sulla consegna di un rapporto della Nia al ministero degli Interni in cui si chiede l'applicazione di una severa legge che prevede la pena capitale in caso di omicidio. "In generale, come è noto, - ha detto - in questi briefing non commentiamo argomenti che riguardano problemi interministeriali". Ma, ha proseguito, "sebbene non intendiamo commentare informazioni di carattere speculativo, posso rinviare alla posizione espressa chiaramente dal ministro degli Esteri Salman Khurshid il 22 marzo in Parlamento" .

BONINO: IPOTESI SMENTITA  - L'ipotesi che i due maro' in arresto in India rischino la pena di morte "e' gia' stata smentita". Lo ha ricordato il ministro degli Esteri, Emma Bonino, rispondendo ai cronisti a margine di un seminario alla Camera sui diritti delle donne in Afghanistan. "Non intendo aggiungere altro", si e' limitata a dire.

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La stampa indiana torna a parlare della possibilita' di una condanna a morte

per i due maro' italiani detenuti in India. Secondo l'Hindustan Times, la National Investigtion Agency a cui sono affidate le indagini sulla morte dei due pescatori indiani nel febbraio 2012, nel suo rapporto ha invocato l'applicazione di una legge del 2002 che prevede la pena capitale per chi causa la morte di persone in mare. Il giornale ha riferito che il rapporto e' stato gia' trasmesso al ministero dell'Interno indiano, nonostante le pressioni dello stesso ministero degli Esteri di New Delhi per arrivare a un'incriminazione meno pesante per Salvatore Girone e Massimiliano Latorre.

Nei mesi passati, il capo della diplomazia indiana, Salman Khurshid, ha piu' volte rassicurato il governo italiano che la pena capitale e' esclusa, un impegno ribadito a marzo quando l'Italia minaccio' di non rimandare indietro i due fucilieri del Battaglione San Marco rientrati in patria per votare alle elezioni politiche. Il rapporto della Nia sara' consegnato a un giudice ad hoc che lo esaminera' e lo mettera' a disposizione dei legali per poi avviare le udienze preliminari in cui saranno stabiliti i capi d'accusa. La Nia e' un'agenzia creata nel 2009 dal governo indiano dopo il sanguinoso attentato di Mumbai del novembre 2008: finora si e' occupata prevalentemente di terrorismo, ma ora ha invocato per la prima volta una legge del 2002 per la Soppressione di Atti Illeciti contro la Sicurezza della Navigazione Marittima ("Su Act)".

Si tratta, per ironia della sorte, di una legge voluta dal governo per reprimere gli atti di pirateria, quegli stessi contro cui erano impegnati i due militari italiani. Alla sezione 3, la legge dice espressamente che "se qualcuno causa la morte di un'altra persona sara' punito con la morte". L'uccisione dei pescatori e' avvenuta oltre le 12 miglia nautiche delle acque territoriali indiane, ma il Su Act e' applicabile anche tra le 12 e le 200 miglia dalle coste indiane, considerate da New Delhi come Zona di interesse economico esclusivo. "Il nostro pensiero", ha spiegato una fonte della Nia, "e' che con l'uccisione dei pescatori i maro' abbiano commesso un atto che mette a rischio la navigazione e quindi sono passibili di essere incriminati sulla base di una legge che prevede anche la pena di morte".

LA REAZIONE DELLA FARNESINA: "Siamo in attesa di vedere il rapporto della Nia quando verrà presentato al giudice, qual è la proposta di capo d’accusa da parte della stessa Nia e il capo d’accusa che il giudice riterrà giusto avere nel processo" riferisce Staffan de Mistura, inviato del governo italiano per la vicenda ."Siamo pronti ad ogni evenienza con mosse e contromosse . Come difesa -conclude De Mistura- abbiamo in ogni caso il diritto di vedere il rapporto ed eventualmente di contestarlo".

De Mistura, che negli scorsi mesi ha incontrato piu' volte il ministro degli Esteri indiano, Salman Khurshid, non manca pero' di rilevare come l'unica posizione ufficiale al momento sia quella del governo indiano che, attraverso il portavoce del ministro degli Esteri, ha confermato che "questo caso non rientra in nessuno modo in una fattispecie che contempla la pena di morte". Impossibile invece prevedere i tempi: "Ci avevano detto che tutto sarebbe stato risolto prima di Natale, abbiamo impiegato tre mesi per ottenere l'escussione in Italia (dei 4 fucilieri-testimoni ndr): i tempi della giustizia indiana sono difficili da definire. E' imminente l'uscita del rapporto della Nia che potra' essere non piacevole, ma quello che conta per noi e' il capo d'accusa che scegliera' il giudice: su quello ci muoveremo".

LA SMENTITA DI NEW DELHI - L'India ha ribadito oggi la propria posizione a proposito sui marò secondo la quale "il caso non rientra tra quelli che sono punibili con la pena di morte". Lo ha detto oggi il portavoce del governo Syed Akbaruddin, rispondendo a una domanda durante una conferenza stampa. In una dichiarazione al Parlamento lo scorso 22 marzo, ha detto il portavoce, il ministro degli Esteri Salman Khushid escludeva la pena di morte, aggiungendo che si applicava solo nei "casi rari tra i più rari". Il portavoce non ha confermato le indiscrezioni pubblicate questa mattina sulla stampa indiana sulla consegna di un rapporto della Nia al ministero degli Interni in cui si chiede l'applicazione di una severa legge che prevede la pena capitale in caso di omicidio. "In generale, come è noto, - ha detto - in questi briefing non commentiamo argomenti che riguardano problemi interministeriali". Ma, ha proseguito, "sebbene non intendiamo commentare informazioni di carattere speculativo, posso rinviare alla posizione espressa chiaramente dal ministro degli Esteri Salman Khurshid il 22 marzo in Parlamento" .

BONINO: IPOTESI SMENTITA  - L'ipotesi che i due maro' in arresto in India rischino la pena di morte "e' gia' stata smentita". Lo ha ricordato il ministro degli Esteri, Emma Bonino, rispondendo ai cronisti a margine di un seminario alla Camera sui diritti delle donne in Afghanistan. "Non intendo aggiungere altro", si e' limitata a dire.

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