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Esteri
Ue, la Commissione: 250 mila euro per ogni migrante non accolto

Ancora lo Stato di primo approdo, ancora il tentativo di redistribuire i migranti tra tutti i Paesi, ma prevedendo questa volta pesanti oneri economici per chi non collabora. Non è una rivoluzione, ma un tentativo di migliorare ciò che già esiste, quello proposto dalla Commissione europea per riformare il Regolamento di Dublino. Tra le due opzioni messe sul tavolo qualche settimana fa per modificare le regole che stabiliscono quale Stato europeo è responsabile di trattare le domande di asilo di chi giunge in Europa, l'esecutivo comunitario ha optato per la meno ambiziosa: una sorta di “Dublino plus” è stata definita, che introduce un meccanismo di salvaguardia, ma non stravolge l'impianto centrale del sistema che ha portato sull'orlo del collasso gli Stati di frontiera.

Il principio base del meccanismo proposto dalla Commissione europea rimane quello secondo cui il richiedente asilo deve presentare la propria domanda nel primo paese di ingresso in Europa. La novità è l'introduzione di un meccanismo correttivo che scatterà automaticamente quando uno Stato di frontiera si troverà a gestire un numero sproporzionato di richieste. In questo caso i migranti in arrivo cominceranno ad essere redistribuiti in Europa fino a quando la situazione di emergenza nel paese non sarà terminata. Sì, ma come garantire che i ricollocamenti, fin qui fallimentari, questa volta funzionino? L'idea dell'esecutivo Ue è obbligare ogni Stato membro che non partecipa allo schema a compensare economicamente il mancato sforzo nell'accoglienza.

Secondo la proposta della Commissione, ogni capitale che rifiuterà di fare la sua parte, dovrà versare, per ogni migrante non accolto, una somma di 250 mila euro allo Stato membro che se ne farà carico al suo posto. Una cifra enorme, che punta chiaramente a disincentivare la pratica. La speranza insomma è che dove finora non ha potuto lo spirito di solidarietà, possa un calcolo di convenienza economica. 

Ma come stabilire quando uno Stato ha ricevuto un numero sproporzionato di richieste di asilo? Per rispondere a questa domanda l'esecutivo comunitario ha messo a punto una chiave, che stabilirà quanti richiedenti asilo ogni paese può ragionevolmente gestire. La cifra sarà determinata da due fattori: popolazione e Pil. Per la Commissione, la situazione d'emergenza si verificherà quando questa quota “gestibile” di domande di asilo sarà superata del 150%. In questo caso scatterà il ricollocamento tra gli altri Stati membri. Nel conteggio dei migranti accolti da ciascuno Stato saranno considerati anche i rifugiati che arriveranno nel paese attraverso i reinsediamenti direttamente dai campi dei paesi terzi, Turchia ad esempio, per spingere sulla necessità di aprire vie legali di accesso verso l'Europa. (Letizia Pascale)

fonte: http://www.redattoresociale.it

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