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Migranti, è iniziata la caccia di Abelardo de la Espriella: via tutti gli irregolari dal paese, il leitmotiv è “prima i colombiani”

A tre settimane dall’insediamento, il presidente di estrema destra ordina la ricerca e l’espulsione degli stranieri senza documenti, soprattutto venezuelani.

Migranti, è iniziata la caccia di Abelardo de la Espriella: via tutti gli irregolari dal paese, il leitmotiv è “prima i colombiani”

Colombia, il nuovo presidente dichiara guerra ai migranti: via tutti gli irregolari

Tre settimane di presidenza sono bastate ad Abelardo de la Espriella per capovolgere quello che fino a ieri era considerato un modello di accoglienza in America Latina. Parlando da Barranquilla, la città che ha eletto a sua capitale politica personale, ha ordinato di dare la caccia ai migranti senza documenti, cominciando da chi ha precedenti penali per poi allargare il raggio a chiunque non abbia una posizione regolare – un obiettivo che, pur senza nominarli, coincide quasi del tutto con i 2,8 milioni di venezuelani che vivono in Colombia, di cui circa 850mila privi di permesso, 193mila dei quali minori. “Prima i colombiani, poi i colombiani, e infine i colombiani”, lo slogan di de la Espriella.

È un rovesciamento che stride con i numeri: fino al 2025 due venezuelani su tre erano riusciti a ottenere un documento regolare, e il loro tasso di occupazione superava quello dei colombiani stessi. Per anni la gestione di questo flusso migratorio, tra i più imponenti al mondo dopo l’inizio della crisi venezuelana nel 2015 e l’esodo di oltre 7,8 milioni di persone, era stata indicata come un esempio di buone pratiche. Ora un ricercatore dell’Università del Rosario parla senza mezzi termini di cambio di paradigma, mentre l’opposizione va oltre: la deputata María Fernanda Carrascal ha definito la misura crudele, accusando il governo di costruire un nesso tra irregolarità e criminalità privo di qualsiasi fondamento.

De la Espriella, vicino ai movimenti trumpiani, ispirato a Milei sull’economia e dichiaratamente ammiratore della linea della tolleranza zero di Bukele, si inserisce così in un fronte che attraversa ormai tutto il continente, da Washington a Santiago fino a Buenos Aires. Resta da vedere se la sua stretta colpirà davvero solo chi delinque, come promesso, o se travolgerà una comunità che porta comunque in Colombia circa 3 miliardi di dollari l’anno.

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