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Esteri
Migranti, Vienna e Berlino aprono confini. Migliaia in Germania: "Benvenuti"

L’inno dell’Europa. Quello della Germania. Lacrime e pianti a fiumi. Gioia incontenibile frammista a commozione. La Grande Marcia, quell’odissea umiliante che ha mescolato assalti a treni, attese estenuanti, insulti, offese, lo spray urticante, muri, barriere, filo spinato, i lunghi e dolenti passi sulla corsia d’emergenza di un’autostrada che collega due capitali, Budapest e Vienna, finisce come non te l’aspetti. Tra gli applausi scroscianti di tanti tedeschi che affollano la stazione di Monaco di Baviera. Qui hanno accolto l’arrivo di centinaia di migranti scesi dal treno. La folla ha cantato a squarciagola l’inno europeo e gridato più volte Germania, Germania. Tra i cittadini tedeschi alla stazione ci sono anche molti immigrati residenti, in particolare turchi e altri rifugiati, soprattutto siriani, che hanno ottenuto l’asilo. Un gruppo di signore all’arrivo di migranti è scoppiato in lacrime. Hanno spiegato di aver ospitato fino alla scorsa settimana una famiglia di profughi siriani: "Stanno vivendo un dramma epocale".

Il tutto in una giornata in evoluzione. Dove i problemi e le contraddizioni legati a un esodo epocale, questo è evidente, restano innumerevoli. «L’apertura» di Budapest che venerdì sera ha messo a disposizione dei bus per fermare la marcia sull’autostrada è durato una manciata di ore. L’Ungheria non manderà altri pullman per accompagnare i migranti al confine con l’Austria. Lo ha ribadito il capo della polizia ungherese Karoly Papp in una conferenza stampa nonostante venerdì altre centinaia di profughi siano partiti da Budapest a piedi verso il confine austriaco. Papp ha spiegato che la decisione presa ieri dal governo di mettere a disposizione 90 pullman non si ripeterà: «Non manderemo altri veicoli per i migranti» che si sono messi in marcia oggi, ha detto. Alcuni migranti erano stati presi alla stazione Keleti a Budapest. Il primo autobus è arrivato sul confine austriaco a Hegyeshalom dopo le 2 di notte, lasciando i migranti al confine, dentro il territorio ungherese.

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