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Esteri
Terrorismo in Palestina, bimbo di 18 mesi muore in un rogo

Un bimbo palestinese di soli 18 mesi e' morto avvolto tra le fiamme appiccate alla sua casa da coloni israeliani nel villaggio di Kfar Douma vicino a Nablus in Cisgiordania. Altre tre persone, i famigliari, sono rimaste gravemente ferite. E' quanto riferisce il sito del quotidiano Haaretz che cita Ghassam Douglas, il rappresentante dell'Anp nella zona, secondo il quale diversi coloni, almeno 4, hanno lanciato bombe molotov contro la causa per poi scrivere sui muri con delle bombolette spray frasi inneggianti alla "vendetta" e "lunga vita al Messia" prima di scappare. Il piccolo si chiamava Ali Saad Daubasha. Il padre e la madre, Saad e Reham ed un altro figlio di 4 anni, Ahmad, sono stati ricoverati in ospedale a Nablus. ù

Secondo i testimoni il padre e' riuscito a salvare la moglie e l'altro bimbo ma non e' riuscito ad individuare nel fumo e nel buio il piu' piccolo Ali. Secondo un testimone palestibnese, citato sempre da Haaretz, i coloni hanno rotto le finestre prima di gettare dentro le molotov per poter essere certi che gli ordigni incendiari sviluppassero le fieamme all'interno della casa e non si limitassero a danneggiare i muri della casa.

A confermare la notiza anche la polizia israeliana secondo la quale autori dell'attacco criminale sarebbero estremisti ebrei, come evidenziano, ha riferito la portavoce Luba Samri gli slogan lasciati dai killer sulle pareti: "Siamo di fronte ad un attacco che si sospetta ispirato da un movente nazionalista", ha dichiarato.

Secondo il parlamentare Yinon Magal, membro del partito nazionalista dei coloni Focolare Domestico, l'attentato e' stato immorale e contrario a quanto previsto dall'ebraismo. Magal ha ricordato come il villaggio dove e' stato ucciso il piccolo Ali sia vicino alla zona dove venne ucciso il 27enne colono israeliano Malachi Rosenfeld da sospetti terroristi palestinesi il 30 giugno scorso. Rosenfeld con altri tre amici era in macchina nelle vicinanze di ritorno da una partita a Basket. Anche i suoi amici rimasero feriti.

 L'incendio provocato da coloni israeliani e che e' costato la vita a un bimbo palestinese nella Cisgiordania occupata e' un "atto terroristico": cosi' il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, che si e' detto "sconvolto" dalla tragedia. "E' un chiaro atto di terrorismo e Israele agisce con durezza contro il terrorismo a prescindere da chi siano gli autori". L'esercito israeliano ha istituito dei posti di blocco nella zona e schierato soldati nel tentativo di trovare gli autori del gesto. I sospetti sono tutti appuntati su coloni estremisti considerato che sui muri delle due case a cui e' stato appiccato il fuoco sono state ritrovate frasi inneggianti alla "vendetta" e "lunga vita al Messia" prima di scappare. La tensione nell'area e' altissima considerato che Hamas che aveva dichiarato oggi la "giornata della rabbia", per gli scontri registrati al Monte del Tempio. L'incendio doloso e' stato appiccato a due case all'estrema periferia di una localita' vicino Nablus, Kfar Duoma. Una delle due case era vuota, ma nell'altra dormiva una famiglia, che e' stata svegliata dai rumori e dal fuoco. Il piccolo si chiamava Ali Saad Daubasha. Secondo i testimoni il padre e' riuscito a salvare la moglie e l'altro bimbo ma non e' riuscito ad individuare nel fumo e nel buio il piu' piccolo, Ali. Il padre e la madre, Saad e Reham ed un altro figlio di 4 anni, Ahmad, sono stati ricoverati in ospedale a Nablus.


I palestinesi ritengono che il governo israeliano sia "pienamente responsabile" della morte di un bebe' palestinese di un anno e mezzo, bruciato vivo in un incendio appiccato probabilmente da coloni israeliani; e ritengono l'accaduto la "conseguenza diretta" dell'"impunita'" accordata dalle autorita' israeliani ai coloni. Il piccolo e' morto nella notte, in un villaggio vicino Nablus, in un'incursione attribuita a coloni ebrei ultranazionalisti. Anche la famiglia del piccolo -i genitori e un fratellino di 4 anni- versano in gravissime condizioni: sono stati ricoverati con ustioni su oltre il 70 per cento del corpo. Il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, e l'esercito israeliano, con il ministro della Difesa, Moshe Yaalon, hanno definito l'accaduto un atto terroristico, un aggettivo qualificativo raramente attribuito ad attacchi anti-palestinesi. Ma la dura presa di posizione non ha convinto Saeb Erekat, il numero due dell'Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp), secondo cui "non si puo' dissociare questo attacco barbaro" da un "governo che rappresenta una coalizione per la colonizzazione e l'apartheid".

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