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Esteri
Mogherini e Vucic a Bruxelles: La Serbia riconoscerà mai il Kosovo?


Di Emy Muzzi
 

Bruxelles - Accesso della Serbia all’Unione Europea senza il riconoscimento del Kosovo. Ma anche senza il riconoscimento di Srebrenica come ‘genocidio’, delle responsabilità della pulizia e stupri di massa contro i musulmani in Bosnia. E’ questo il piano del premier Aleksandar Vucic il quale è tornato lunedì a  Bruxelles per il tavolo dei negoziati con il Kosovo. Abile mediatrice delle difficili, ma migliorate, relazioni, Federica Mogherini.

L’Alto rappresentante dell’Unione Europea per la politica estera ha definito l’incontro “un punto di svolta nell’avanzamento del dialogo” Belgrado-Pristina. Mogherini da tempo sta svolgendo un ruolo di mediazione finalizzata al raggiungimento di accordi e distensione nelle relazioni politico diplomatiche tra le due regioni della ex Jugoslavia distrutti dal conflitto armato tra indipendentisti albanesi del Kosovo e serbi cominciato nel 1990 e poi terminato nel 1999 con l’intervento della NATO.

Oggi il dialogo indubbiamente c’è, ma l’unico motore della riconciliazione è l’entrata nell’Unione di entrambe le regioni, kosovara e serba. Dietro le quinte le ‘controparti sono meno concilianti: parte delle rappresentanze locali albanesi-kosovare afferma che Belgrado non riconoscerà mai l’indipendenza del Kosovo, dichiarata unilateralmente nel 2008 e riconosciuta da mezzo mondo. Ma è anche vero che sia Pristina che Belgrado hanno interesse a non ostacolarsi reciprocamente sulla strada verso l’Europa dove, Mogherini ha detto recentemente “Bruxelles vuole l’accesso di entrambi Serbia e Kosovo”, seppure l’Alto commissario non stia proponendo alcuna condizione alla Serbia riguardo al riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo.

Sul tavolo dell’incontro di martedì l’implementazione degli accordi nel settore dell’energia, telecomunicazioni, il via libera alla creazione della comunità delle municipalità a maggioranza serba nel Nord del Kosovo e la libertà di circolazione nelle due zone (di etnia serba ed albanese) nella piccola cittadina di Mitrovika nel Nord del Kosovo, ufficialmente divisa dal 2013 in due zone collegate da un ponte che finalmente, dopo questo incontro, a Bruxelles tornerà ad unire le due etnie.

Mogherini ha più volte chiarito come la Serbia faccia affidamento sul dialogo per il suo percorso verso l’accesso all’Unione Europea. Ma il dato di fatto però è che Vucic condiziona ogni passo nella ‘piattaforma serba’ per gli accordi con Pristina all’avanzamento della pratica per l’accesso della Serbia all’Unione; un ricatto in sostanza. Mentre è chiaro che il riconoscimento dell’indipendenza del  Kosovo non è nelle intenzioni di Belgrado neanche a lungo termine. Ottenuta la concessione dell’autonomia delle municipalità serbe nel Nord e la garanzia delle aree a maggioranza serba nel Kosovo il problema si esaurisce: al 25 agosto 2015 la Serbia considera il Kosovo una propria provincia.

Pertanto, per quanto riguarda la Serbia e Vucic, al dialogo dovrebbero seguire i fatti, non solo in politica estera, ma anche in politica interna: la tutela delle minoranze in Serbia e la garanzia dei diritti umani e del cittadino (giustizia, informazione, educazione) sono ancora molto al di sotto della media europea. Il condizionamento all’accesso dovrebbe essere primariamente questo, o comunque condizionato ad una politica di seria riconciliazione non solo in Kosovo, ma anche in Bosnia.

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