L’incontro andato in scena ieri alla Casa Bianca potrebbe essere definito storico. Due ore di colloquio tra Donald Trump e Mark Rutte, il segretario generale della Nato. Sul tavolo tanti temi, ma soprattutto la volontà degli Usa, ribadita in questo vertice, di abbandonare l’Alleanza Atlantica. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha nuovamente criticato aspramente la Nato e ha apparentemente ribadito le sue minacce riguardo alla Groenlandia dopo aver incontrato a porte chiuse Rutte. “È stata una discussione molto schietta, molto aperta”, ha dichiarato in seguito Rutte alla Cnn, senza rispondere direttamente ad una domanda sull’eventuale uscita degli Usa dalla Nato. Il segretario generale ha ammesso che durante il colloquio Trump si è mostrato “chiaramente deluso” dagli alleati, ma allo stesso tempo si è dimostrato “ricettivo”. Il post al veleno di Trump: “La Nato non c’era quando ne avevamo bisogno e non ci sarà se ne avremo bisogno di nuovo“.
Nonostante l’evidente malcontento, ha spiegato Rutte, Trump “ha ascoltato con attenzione” le sue argomentazioni su ciò che sta accadendo in Europa riguardo alla guerra in Iran. “È vero che non tutte le nazioni europee hanno rispettato i propri impegni. Capisco perfettamente la sua delusione!”, ha detto Rutte giustificando le recenti critiche di Trump contro gli alleati che hanno deciso di non sostenerlo nelle operazioni militari contro l’Iran. “Ho sottolineato – ha aggiunto – che la grande maggioranza dei Paesi europei si è dimostrata collaborativa per quanto riguarda le basi, la logistica, i sorvoli e il rispetto degli impegni“.
Nel giorno dell’incontro tra i due leader, il Wall Street Journal, citando fonti dell’amministrazione Usa, ha rivelato che Trump sta pensando a un piano per punire alcuni alleati della Nato che, secondo lui, si sono dimostrati poco collaborativi verso gli Stati Uniti e Israele durante la guerra con l’Iran. La proposta prevederebbe lo spostamento dei soldati statunitensi fuori dai Paesi membri della Nato considerati poco utili allo sforzo bellico contro l’Iran, per trasferirli in Paesi che hanno sostenuto la campagna militare di Trump.

