Le devastanti alluvioni che hanno colpito l’Himalaya mercoledì scorso hanno causato 987 vittime in Nepal, ha annunciato l’autorità nepalese per la gestione delle emergenze, portando il bilancio provvisorio delle vittime del disastro a 1.003, includendo le 16 vittime segnalate in Cina. Le autorità di entrambi i paesi non hanno ancora notizie di 4.462 persone: 3.916 in Nepal, secondo le autorità nepalesi, e 546 nel territorio cinese del Tibet, secondo i media statali cinesi.
Una devastante alluvione lampo ha colpito il 26 agosto il distretto di Rasuwa, al confine con il Tibet, dopo il crollo di un ghiacciaio e una gigantesca colata di acqua, ghiaccio, rocce e fango. Il bilancio ha superato le 900 vittime, mentre oltre 4.000 persone risultano disperse. Villaggi, ponti, strade e impianti idroelettrici sono stati travolti. I soccorritori, ostacolati dal maltempo, continuano a cercare superstiti. Tre gli italiani ancora dispersi. L’esercito nepalese ha riferito che sono stati recuperati quattro corpi da tre gallerie piene di fango dei 12 impianti idroelettrici danneggiati dall’alluvione che la scorsa settimana ha colpito il confine tra il Nepal e il Tibet. Si ritiene che siano oltre 900 i lavoratori rimasti intrappolati.
Rajendra Dawadi era nella sua aula quando un collega è entrato di corsa per avvertirlo: le acque dell’alluvione stavano dilagando nella valle del Trishuli, in Nepal, distruggendo case, ponti e interi villaggi. Il pericolo non era ancora stato confermato, ma Dawadi, il preside, aveva poco tempo per agire. Ha suonato la campanella della scuola e ha ordinato agli studenti e al personale di uscire dall’edificio e dirigersi verso un terreno più elevato. “Ho deciso immediatamente di sospendere le lezioni” e di far uscire i bambini, ha detto all’Associated Press. Mentre li seguiva verso una collina vicina, le acque alluvionali si sono alzate alle sue spalle. Dalla sicurezza del pendio, si è voltato a guardare la scuola dove un tempo era stato studente e dove aveva trascorso anni a insegnare, scomparire sotto un torrente di acqua, fango, massi e detriti. Due membri del personale non sono riusciti a mettersi in salvo e risultano ancora dispersi.
In Nepal si scava alla ricerca di sopravvissuti. A quasi una settimana dalla tremenda inondazione che ha devastato il nord del Paese, a causa del crollo di un ghiacciaio, il bilancio delle vittime è salito ad oltre 939 morti. Ma sono circa 3925 le persone disperse nelle vallate travolte da una micidiale ondata di fango e detriti, 4500 se si considera anche il Tibet. E tra loro ci sono 933 operai di cui non si hanno notizie da giorni. Per cercarli, i soccorritori stanno provando a farsi strada tra i tunnel sotterranei delle stazioni idroelettriche della zona.


