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Esteri
Netanyahu: "A Gaza una guerra di civiltà. Così difendiamo l'Ue da Hamas"
Benjamin Netanyahu Primo ministro di Israele

L’oscena “guerra santa” che Netanyahu dice di combattere per “difendere anche Ue da Hamas e Iran”

Siamo tornati al tempo delle crociate. Quello delle guerre contro gli infedeli in difesa della civiltà. Nuove ipocrisie dietro le quali si nascondono antiche e mai sopite pulsioni colonialiste e razziste. E mentre il mondo si fa sempre più stretto, interconnesso, plurale, multicentrico e multipolare, l’ostinata e patologica visione turbo bianco centrica di una fetta di occidentali si radicalizza, sfociando in una vera e propria sindrome da psicopatia collettiva. Così, dopo Volodymyr Zelensky,  che evocando l’orda russa ha riesumato lo spettro della barbarie, rammentando all’Europa e al mondo Occidentale che quella combattuta dall’Ucraina è una guerra in difesa dell’Europa, adesso è il turno di Bibi Netanyahu il quale ieri, nel corso di una intervista, ha dichiarato che quella “a Gaza è una guerra di civiltà che difende anche l’Ue da Hamas e Iran”. 

Quella rilasciata in esclusiva al giornalista Renaud Girard, analista geopolitico francese, pubblicata ieri sulle pagine di Le Figarò, è stata un’intervista chiarificatrice circa le reali posizioni e intenzioni del Primo ministro israeliano. Un’operazione mediatica in grande stile mirata a ricostruirne, se mai è possibile, l’immagine. Non a caso oggi è rilanciata sulle principali testate europee - una sorta di dichiarazione a reti unificate tradotta in più lingue, in Italia a cura di Repubblica -, che hanno fatto da cassa di risonanza divulgandola “urbi et orbi” nell’universo mondo della comunicazione via etere e via internet. “Fino a quando non ci sarà un cambio di mentalità non ci potrà essere uno stato palestinese”, ha profetato Netanyahu. Novello Golem, sente di essere investito da una sorta di “messianica missione”: quella di “proteggere Israele da tutti i suoi nemici”. Secondo lui sullo Stato ebraico incomberebbe la minaccia di “una seconda Shoah”; a lui spetta il compito di difenderlo a tutti i costi dalla bomba atomica dell’Iran e da tutti i suoi “tentativi inutili e deliranti di fargli guerra tramite i suoi proxi”, come gli Hezobollah libanesi e le milizie armate palestinesi di Hamas. Ma siamo davvero sicuri siano loro a voler la guerra? “La vittoria di Israele contro il terrorismo sarà anche degli occidentali”. Sarà, ma qualcuno dovrebbe ricordargli che il 7 ottobre è l’ultimo atto di una tragedia, non la sua ouverture. Non mancano poi riferimenti poi alla Corte Penale di Giustizia “La Cpi sbaglia se va avanti con le accuse fomenta l’antisemitismo”. E poi la migliore, quella che rompe ogni indugio: “Lo Stato palestinese non esiste, dovremo occuparci ancora di sicurezza in Giudea e Samaria altrimenti l’Iran se ne impossesserà subito”.

Tralasciamo l’esausta e logora accusa di antisemitismo e concentriamoci sulla frase “Lo stato palestinese non esiste”. Basta questa breve lapidaria affermazione per capire che gli Stati Uniti, Biden e il suo Segretario di Stato Antony Blinken hanno mentito circa la proposta di tregua e di pace la quale, secondo quest’ultimo, sarebbe stata accettata da Netanyahu e mai accolta da Hamas. Quando invece è vero il contrario ed è vero anche che Netanyahu ha sempre ripetuto la stessa cosa: che non si ferma fino a quando “non ha annientato Hamas” e che “si tratta sotto le bombe”. Blinken, date le sue origini ebraiche, ha un conflitto di interessi grande come una casa e dissimula la verità sotto un oceano di menzogne. E non si capisce nemmeno perché gli Stati Uniti inviino sempre e solo mediatori appartenenti alla comunità ebraica. Possibile non ci siano figure politiche di estrazione diversa in grado di andare a trattare e fermare una volta per tutte questo sterminio che va in onda h24 da 9 mesi? Un parto osceno e criminale che adesso si vorrebbe legittimare trasformandolo in una guerra di civiltà in nome e difesa dell’Occidente. Davvero troppo. La dichiarazione di Netanyahu oltre a essere delirante è falsa. Al pari di quelle del suo omologo ucraino. Menzogne su menzogne supportate dall’asse della guerra e dei complici di questa ennesima truffa ai danni dell’umanità.

Vale inoltre la pena ricordare che malgrado quello che Netanyahu sostiene nella sua intervista, nel mondo arabo gli ebrei sono sempre stati accettati e ogni fede tollerata, compresa la loro. Come tutti quelli che non erano mussulmani dovevano pagare una tassa, non dovuta da chi aveva riconosciuto Maometto come ultimo e conclusivo profeta di Dio. Non sono mai stati perseguitati, non hanno mai subito nemmeno lontanamente o in minima parte quello che invece gli è accaduto in Occidente. È vero però che dall’inizio della colonizzazione sionista della Palestina, ossia da ancora prima dell’insediamento del Mandato britannico della Palestina, nel corso del quale i sionisti hanno implementato la migrazione e realizzato, in ottemperanza alle indicazioni contenute nella Dichiarazione Balfur del 1917, l’insediamento dei primi “focolari ebraici” in Palestina, le cose non sono andate molto bene. E non si contano i massacri perpetrati dall’una e l’altra fazione. Ad iniziare tuttavia furono sempre gli ebrei, ai quali spetta anche il disonorevole primato di essere stati gli ideatori e artefici delle stragi più spietate, brutali ed efferate contro i palestinesi, a partire da quella di Deir Yassim, come ho raccontato in un precedente articolo. Stragi attuate sia prima che dopo la nascita di Israele. 

LEGGI ANCHE: Strage di Deir Yassim e il genocidio. Gaza, due facce della stessa medaglia

Per migliaia di anni Israele è stato un’idea, una religione, non uno Stato. Nessuno lo ha occultato. Semplicemente non esisteva. E quell’idea è stata prima di tutto un popolo. Come tutti i popoli semiti, dei quali fa parte insieme agli arabi, esisteva prima della nascita di Cristo. Insieme a tutti gli altri ha convissuto in quella nota da più di duemila anni come Palestina. Dopo il 70 d.C., anno in cui Tito assedia e conquista Gerusalemme e distrugge il Tempio, una parte di loro è rimasta in Palestina, un’altra è migrata in altre zone del Vicino, Medio ed Estremo Oriente; altri ancora in Africa e in Europa. Nel 135 d.C., in seguito alla Terza guerra giudaica, l'imperatore Adriano vieta l'ingresso a Gerusalemme a tutti gli ebrei. Divieto che viene revocato la prima volta dal califfo Omar nel 637 d.C., allorquando conquista Gerusalemme senza versare una sola goccia di sangue. E per la seconda volta nel 1187, quando il leggendario condottiero curdo Saladino conquista Gerusalemme, sconfiggendo i crociati, e fra le prime cose revoca il divieto d’ingresso agli ebrei, reintrodotto dai cristiani nel 1099. 

È solo con la fondazione del Movimento Sionista, alla fine del XIX secolo, che prende corpo l’idea di creare intorno a un popolo una Nazione. Idea trasformata in progetto grazie al Primo Congresso sionista, tenutosi a Basilea dal 29 al 31 agosto 1897, nel corso del quale nasce l'Organizzazione sionista mondiale, massimo organismo politico ebraico fino alla istituzione dello Stato d’Israele. 

È a partire dalla nascita del Sionismo, e dalla diffusione dei suoi mortiferi frutti, che ha inizio la tragedia dei palestinesi, il loro calvario, la loro pulizia etnica, la loro eradicazione e disumanizzazione. Il loro annientamento. Un processo che non si è mai fermato e che adesso, con l’imperdibile occasione offerta dal 7 ottobre, si è solo perfezionato accelerando all’ennesima potenza lo sterminio. 

Il disegno è senza confini, esattamente come lo Stato di Israele, l’unico al mondo a non avere limiti geografici sanciti e definiti. La Terra promessa, la “Grande Israele”, secondo gli ebrei ultraortodossi fanatici e messianici, gli stessi che formano il Governo di Netanyahu, si estenderebbe dall’Eufrate all’Egitto, e comprenderebbe senz’altro il Libano, la Siria e la Giordania. Questa la storia. Questi i fatti. Tutto resto è solo commento.






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