Nigeria, strage e rapimento di massa durante la preghiera: 600 ostaggi nelle mani dei gruppi armati
Una preghiera del venerdì trasformata in una strage e un rapimento di massa: è quanto accaduto lo scorso 21 agosto a Dekara, un villaggio nello Stato del Niger, nella Nigeria centro-settentrionale, dove l’irruzione di un gruppo armato ha provocato decine di morti tra i fedeli e centinaia di rapimenti. A distanza di giorni i numeri restano incerti, ma secondo gli ultimi aggiornamenti – basati anche su alcuni video diffusi online dagli stessi rapitori – sarebbero almeno 600 le persone attualmente nelle mani del gruppo, in gran parte anziani, donne e bambini. Un filmato pubblicato domenica su Facebook e circolato rapidamente in tutto il paese tramite WhatsApp mostrava ampi gruppi di persone sedute in un’area boschiva, circondate da uomini armati, con le grida di diversi bambini udibili in sottofondo.
Episodi come questo sono ormai diventati ricorrenti in alcune aree della Nigeria nord-occidentale e centro-settentrionale, dove bande fortemente armate compiono incursioni frequenti in villaggi, scuole e lungo le principali arterie stradali, con l’obiettivo di sequestrare persone da tenere in ostaggio a scopo di riscatto. Già venerdì sera la polizia nigeriana aveva confermato l’attacco contro i fedeli riuniti per la preghiera, pur senza riuscire a fornire una stima precisa del numero dei rapiti.
Secondo il portavoce della polizia, Wasiu Aboidun, lo stesso gruppo armato avrebbe colpito in precedenza anche i villaggi di Gidan-Zana e Kpenya. Diversi testimoni oculari hanno riferito che gli assalitori apparterrebbero ai cosiddetti “lakurawa”, centinaia di uomini armati di fucili e machete, responsabili anche di violenze dirette contro la popolazione durante l’incursione. Durante l’attacco sarebbe intervenuto un terzo gruppo, identificato come Mahmuda, che si sarebbe scontrato con i rapitori permettendo ad alcuni ostaggi di riuscire a fuggire.


